Ben Ammar: sulle quote attendere il dopo Gheddafi

Lunedì, 7 marzo 2011 - 20:18:00
«Bisogna essere pragmatici» e «attendere il dopo Gheddafi» per decidere sulle quote libiche nelle società italiane. È l'invito che arriva dal finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar, intervistato dall'ADNKRONOS. «I fondi sovrani, tutti i fondi sovrani, non è che vengono da democrazie», premette, facendo riferimento ai fondi di altri Paesi, da quelli arabi alla Cina, prima comunque di puntualizzare: «certamente questi paesi non hanno sparato sul loro popolo, come Gheddafi». I fondi libici, spiega, «sono gestiti da funzionari libici, che rappresentano il popolo. Se Gheddafi domani non c'è i fondi sovrani rimangono, perchè il popolo libico ci sarà, prenderà il potere qualcun'altro, come in Tunisia, ci sarà una Libia dopo Gheddafi». Per questa ragione Ben Ammar ritiene che «prima di decidere in fretta su cosa si fa sulle partecipazioni, il punto da fare per le aziende private quotate in borsa è di sapere chi è il proprio vis a vis. Questi, infatti, non sono soldi di Gheddafi o della famiglia, sono soldi che appartengono al popolo libico rappresentato dal loro fondo sovrano». Il finanziere, che ricorda di aver pubblicato ieri la lista delle partecipazioni libiche in tutto il mondo, invita a «valutare il lato politico diversamente dal lato economico». Ovviamente, prosegue, «sul lato politico è chiaro che c'è un problema visto che Gheddafi sta sparando sul suo popolo, ma dobbiamo capire domani chi sarà al potere in Libia». Quindi, «se ci sarà gente perbene, interlocutori seri potranno rimanere nelle aziende. Se invece rimane Gheddafi o i suoi, allora si porrà il problema». Ben Ammar conclude: «è un argomento molto delicato, non c'è una risposta bianco o nero su questo e credo che l'Italia farà quello che faranno tutti gli altri paesi dove la Libia ha delle partecipazioni».

GENERALI: BEN AMMAR, INFONDATE ACCUSE DELLA VALLE A GERONZI
Le accuse rivolte da Della Valle a Geronzi sono «infondate». Lo evidenzia il finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar. Inanzitutto, premette, «mi dispiace che sia pubblica» la polemica tra i due. Della Valle, osserva, «è azionista di Rcs e legittimamente ha il diritto di parlare come azionista e ne sa più di me, però è anche amministratore di Generali e ha il diritto di parlare come amministratore di Generali». Ma «sarebbe stato meglio a mio avviso che lo avesse fatto in consiglio e non sulla stampa, perchè anche se condivido molte definizioni sul nuovo capitalismo, credo che le accuse a Geronzi siano infondate». Questo, perchè, evidenzia Ben Ammar, «Geronzi non ha utilizzato questo suo potere in Generali per comandare su Rcs, è uno fra tanti». Della Valle, ammette comunque il finanziere, «ha ragione su certe cose. Io non sto dando nè torto nè ragione all'uno o all'altro, credo che sia stato sbagliato mettere tutto sulla piazza pubblica mediatica, sarebbe stato meglio parlarne in consiglio».

CORRIERE CON UN EDITORE
«Avrei preferito il Corriere con un editore e un padrone, come Murdoch ». Il finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar lo afferma, in riferimento alle dispute tra gli azionisti di Rcs. «Mi ricordo di aver detto tre anni fa che il Corriere mi sembrava un club di golf. Un'immagine per dire che un patto di sindacato al 70% mi sembrava molto».
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