Bce/Jean-Claude Trichet: all’1,5% i tassi sono appropriati. Ma non esclude nuovi ritocchi ad ottobre
Tutto come previsto sul fronte dei tassi: mentre la BoE ha lasciato immutati i tassi sulla sterlina allo 0,5%, nel tentativo di rianimare una ripresa economiche al più anemica, la Bce ha alzato di un altro quarto di punto all’1,5% i tassi sull’euro, che tornano così ai livelli del marzo 2009. Ma rischia di non essere finita qui e per quanto Jean-Claude Trichet, presidente “in uscita” (a ottobre) che si prepara a lasciare il testimone all’italiano Mario Draghi annunci in conferenza stampa che “i tassi sono a un livello adeguato dopo il rialzo di oggi”, in pochi sembrano prendere per oro colato le parole del banchiere centrale europeo.
Così inevitabilmente la prima domanda fatta dai giornalisti è la più scontata: “Ci sarà (come prevede il consensus degli analisti, ndr) un ulteriore rialzo a ottobre?”. Trichet, forse anche per non legare in alcun modo le mani al suo successore, preferisce rimanere vago e spiega che già “la decisione di oggi è molto importante” e in ogni caso la Bce non si impegna “mai a priori sui prossimi movimenti dei tassi e quindi non commento su decisioni future”.
In ogni caso, spiega Trichet, la politica monetaria della Bce resta “accomodante”, anche perchè Eurotower ha notato nel secondo trimestre dell’anno “un rallentamento dell’economia” e “l’obiettivo è la creazione di posti di lavoro”, dichiarazione che dal capo dell’istituzione ritenuta più rigidamente monetarista e meno incline ad accettare qualche tensione sui prezzi a fronte di obiettivi in termini occupazionali come invece previsto nello statuto di altre banche centrali, Federal Reserve in vista, può suonare quanto meno curiosa.
Ma Trichet corregge subito il tiro: esiste tuttora “un rischio al rialzo per la stabilità dei prezzi: le pressioni inflazionistiche rimangono forti e l’inflazione rimarrà sopra il 2% nell’arco dei prossimi mesi”. Un quadro che non pare rassicurante a Eurotower, per cui è necessario fare in modo “che la crescita dei prezzi non porti ad un altro round di effetti. Per questo è fondamentale tenere le aspettative di inflazione ancorate” a livelli non superiori a quelli attuali e che “le banche continuino a rafforzarsi con operazioni di ricapitalizzazione”, visto che rimane permane ancora una situazione di “rischio su alcune banche in Europa”.
Allo stesso tempo occorrerà effettuare “riforme fiscali per rispettare il trattato di Maastricht”, riforme che dovranno essere “credibili” e “strutturali”. Quanto infine ai PIIGS, sul cui possibile default il mercato sembra continuare a scommettere, con Cds e premi per il rischio in crescita sui titoli di stato non solo greci ma anche portoghesi, irlandesi, spagnoli e italiani dopo gli ultimi interventi delle agenzie di rating, Trichet è categorico: “diciamo no al default selettivo, le azioni sul debito devono essere volontarie”, ma spetta ai singoli governi (Francia e Germania in primis) “discutere sugli aiuti privati”.
Per mantenere la stabilità da parte sua la Bce può dare “consigli, ma si tratta di 17 paesi che hanno 17 livelli di crescita diversi e non si può continuare a vederli come un solo paese, fino a quando non ci sarà una volontà comune”. Proprio per questo le riforme appaiono fondamentali e la Bce è “qui per vigilare”, affinché tutti facciano la propria parte. O il giocattolo prima o poi rischia di rompersi, per la gioia degli operatori anglosassoni, sempre pronti a scommettere contro l’euro e i bond dei “sovrani” periferici del vecchio continente.
Luca Spoldi



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