Bce, una poltrona per tanti
Di Giuseppe Morello
Sembra una questione politica e diplomatica, con tutto il sussiego istituzionale del caso, ma - spiace dirlo, e scusate il cinismo - la disputa attorno alle dimissioni di Lorenzo Bini Smaghi dal board della Banca Centrale Europea dopo la nomina di Draghi è, nonostante lo sforzo dei protagonisti, una banale questione di poltrone.
Tutti fingono che ci sia di mezzo un'equa distribuzione delle cariche tra i vari paesi e questioni di etichetta, cortesia e correttezza. Minchiate: è un problema di posti e di interessi, che riguarda l'Italia, la Francia e Bini Smaghi.
Tanto per farci un'idea, teniamo conto che la nomina di Draghi si é sbloccata solo dopo l'incontro tra Sarkozy e Berlusconi, alla fine del quale era previsto che Draghi ascendesse ai vertici della Bce, e in cambio la Francia avrebbe ricevuto un posto minore nel board e il via libera all'operazione di Lactalis sulla nostra Parmalat.
Ma questo è solo un capitolo. L'altro riguarda Bini Smaghi, che a noi racconta di voler rimanere al suo posto parlando di mandati, correttezze e altre amenitá, ma in realtá sta solo cercando un posto adeguato per il suo fondoschiena. A quanto pare gli avrebbero offerto il posto da Direttore Generale di Bankitalia, ma a lui sembra poco perché la sua vera ambizione è prendere il posto di Draghi, quello cioé di Governatore, posizione però già ambita da altri, mentre il governo ha fretta che tutte le caselle vadano al loro posto.
Siamo di fronte a una specie di gioco della sedia, o se volete a uno scambio di figurine: dammi questo, ti do questo, sposto quell'altro. Ci fanno credere che ci sia di mezzo chissá quale problema istituzionale (accade spesso con le cariche europee) e invece è una banalissima questione di posti che dovrebbe appassionare noi e invece appassiona solo loro.



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