Bce/ Draghi: "Economia più stabile ma restano rischi. Inflazione al 2%"

Giovedì, 9 febbraio 2012 - 15:15:00

Sembrava dover essere una conferenza stampa molto tranquilla, dopo che la Banca centrale europea aveva come ampiamente previsto confermato i tassi sull’euro all’1%, senza annunciare ulteriori novità, dopo che già stamane la Banca d’Inghilterra a sua volta non aveva fornito particolari sorprese confermando il costo del denaro in Gran Bretagna allo 0,5% ed aumentando come previsto il piano di riacquisto di titoli di stato di ulteriori 50  miliardi di sterline ad un totale di 325 miliardi.

Invece la conferenza stampa con cui Mario Draghi, numero uno di Eurotower da 101 giorni, ha motivato le decisioni di politica monetaria e offerto un quadro aggiornato dello scenario macroeconomico e di mercato ha offerto un piccolo ma importante colpo di scena, quando Draghi ha annunciato di aver ricevuto in mattinata una telefonata da parte del premier greco Lucas Papademos che lo ha informato di un accordo raggiunto coi leader dei maggiori partiti su un pacchetto di misure di austerity che dovrebbe sgombrare la via per l’ok al secondo pacchetto di aiuti internazionali al paese da 130 miliardi di euro.

Accordo che nella notte era sembrato ancora una volta naufragare per le forti tensioni sociali (per domani è già stato proclamato un altro sciopero generale di 28 ore), inevitabili in un paese con una disoccupazione che ormai sfiora il 21%, tanto che già fonti tedesche avevano fatto sapere che stasera a Bruxelles i ministri delle finanze dell’eurozona non avrebbero affrontato la questione Grecia per mancanza di informazioni. Potrebbe dunque essere la svolta più volte auspicata e tale da consentire anche una rapida conclusione del negoziato in corso ormai da ottobre con le banche detentrici di titoli di stato di Atene che potrebbero ora accettare un taglio del 70% del valore dei titoli in loro possesso ottenendo in cambio nuovi titoli a lunga scadenza con un rendimento attorno al 3,5%-3,7%.

Anche in questo caso potrebbe esserci lo zampino di Draghi, che dopo aver evitato un possibile credit crunch erogando quasi 500 miliardi di euro di liquidità a 3 anni all’1% annuo a tasso fisso con la prima operazione di Ltro di dicembre (come ha ricordato ancora oggi il banchiere), si prepara a concedere il bis entro fine mese (soldi che sono serviti alle banche per assicurarsi il funding e riacquistare propri bond oltre a sottoscrivere nuovi titoli di stato e che ora dovrebbero consentire una ripresa dell’attività di prestiti a imprese e famiglie) e forse ad accettare di non vedersi rimborsati al valor nominale i titoli greci acquistati sul mercato, peraltro a prezzi in calo e di gran lunga inferiori alla pari.

Draghi più che “socializzare” perdite (cosa che violerebbe la lettera dello statuto della Bce, come ha più volte ricordato la Germania), rinuncerebbe dunque a un utile pur di fare andare al suo posto una ulteriore tessera di un puzzle che, sia pure lentamente, il banchiere ha ribadito oggi essere in via di risoluzione. D’altra parte nonostante gli accorati appelli giunti da economisti ed esperti di banche d’affari di mezzo mondo, la Bce, ha sottolineato Draghi, non ha alcun “piano B” per risolvere la crisi greca che da mesi impedisce un ritorno ad una piena funzionalità del mercato del credito in Europa.

Il cauto ottimismo di Draghi sul fronte della crisi del debito sovrano greco non si traduce peraltro in un ottimismo di più ampia portata, perché, spiega il banchiere centrale, lo scenario macroeconomico resta molto incerto con rischi più marcati verso il basso che verso l’alto. Per questo, nonostante la Bce preveda che l’inflazione sia destinata a rimanere ancora per alcuni mesi sopra la soglia del 2%, la Banca centrale europea continuerà a sostenere il settore finanziario del vecchio continente con misure “non convenzionali”, peraltro di natura temporanea come ha ulteriormente ribadito Draghi quasi a rassicurare Berlino prima ancora che i mercati.

Luca Spoldi



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