Ripresa/ Bankitalia: crescita fiacca nel 2001, allarme disoccupazione
"E' essenziale che vengano rimossi gli ostacoli strutturali che hanno finora impedito all'economia italiana di inserirsi pienamente nella ripresa dell'economia mondiale". L'esortazione e' contenuta nel 'Bollettino economico' della Banca d'Italia secondo cui lo scenario resta "circondato da forti elementi di incertezza". Resta infatti "moderata" la crescita dell'economia italiana, inchiodata attorno all'1%. "L'espansione del prodotto, frenata dalla debole domanda interna", commenta il 'Bollettino economico' di via Nazionale, "resterebbe inferiore a quella dell'area dell'euro, che le valutazioni di consenso indicano all'1,5%". Alla fine del periodo, osserva il 'Bollettino economico' di Palazzo Koch, "il Pil avrebbe recuperato circa la meta' della perdita subita nel corso della recessione (pari a quasi sette punti percentuali)". Ma, aggiungono i tenici di Bankitalia, "ritmi produttivi cosi' modesti non consentirebbero una ripresa significativa dell'occupazione che, nel settore privato, si espanderebbe di circa 0,5 punti percentuali sia nel 2011 sia nel 2012".
BENE CONTI PUBBLICI, DEFICIT/PIL 2010 SOTTO 5% - La Banca d'Italia promuove però i conti pubblici italiani e stima che il rapporto tra deficit e Pil nel 2010 "si sarebbe portato al di sotto dell'obiettivo del 5 per cento del prodotto". "Il miglioramento rifletterebbe principalmente una contrazione delle spese in conto capitale". Il debito, segnalano i tecnici di Palazzo Koch, sarebbe invece cresciuto al 119% del Pil dal 116% del 2009, un aumento "inferiore a quello riportato per il complesso dei paesi dell'area dell'euro nelle previsioni dell'autunno scorso della Commissione europea (pari a cinque punti percentuali, all'84,1% del Pil)".
OCCUPAZIONE NON RECUPERA, SOTTOUTILIZZO ALL'11% - "L'occupazione ancora non recupera". La Banca d'Italia colloca attorno all'11% il tasso di sottoutilizzo, che comprende i lavoratori in cassa integrazione e scoraggiati. Un dato "almeno due punti percentuali al di sopra del tasso di disoccupazione" ufficiale pari all'8,7% nel novembre scorso. A preoccupare Palazzo Koch sono le prospettive del mercato del lavoro. Una crescita dell'economia attestata attorno all'1% almeno fino al 2012 non lascia troppo spazio all'ottimismo. "Ritmi produttivi cosi' modesti", commentano i tecnici di via Nazionale, "non consentirebbero una ripresa significativa dell'occupazione che, nel settore privato, si espanderebbe di circa 0,5 punti percentuali sia nel 2011 sia nel 2012".
PRODUZIONE INDUSTRIALE NEGATIVA NEL IV TRIMESTRE - "Sulla base delle nostre stime per dicembre, nella media del quarto trimestre del 2010 l'attivita' industriale avrebbe segnato un modesto calo". Il dato "conferma il ritardo con cui la produzione italiana sta risalendo verso i livelli precedenti la crisi nel confronto con le altre maggiori economie dell'area: lo scorso novembre l'attivita' industriale in Italia risultava inferiore ai valori della primavera del 2008 di circa 18 punti percentuali, contro 10 e 7 punti in Francia e in Germania, rispettivamente".
INFLAZIONE AL 2% NEL 2011 E NEL 2012 - L'inflazione, misurata sulla base dell'indice armonizzato dei prezzi al consumo, salirebbe al 2,1% nella media di quest'anno (dall'1,6% nel 2010), per rallentare al 2% nel successivo. "Le recenti, forti spinte provenienti dai costi degli input di origine estera si attenuerebbero nell'anno in corso", mentre "le componenti interne, pur tornando a esercitare una pressione al rialzo sui prezzi, resterebbero moderate".
FAMIGLIE CAUTE SU CONSUMI, CRESCONO DEBITI - Resta "modesta" la crescita dei consumi delle famiglie italiane che vedono invece aumentare i propri debiti. "I consumi privati continuerebbero a crescere a un ritmo appena inferiore a quello del prodotto, pari allo 0,8% sia nel 2011 sia nel 2012". In particolare, spiegano i tecnici di via Nazionale, "la spesa delle famiglie sarebbe frenata, oltre che da un graduale aumento dei costi di finanziamento (desumibile dalle attese dei mercati sui tassi di interesse a medio e lungo termine), dalla perdurante incertezza circa le prospettive occupazionali e dai minori trasferimenti dal settore pubblico; tali fattori orienterebbero le scelte delle famiglie italiane verso un maggiore risparmio. Gli acquisti di beni durevoli, caduti di oltre 10 punti percentuali nel periodo compreso fra il 2008 e il 2010, riprenderebbero a crescere a ritmi relativamente sostenuti (poco al di sotto del 2%) solo nel 2012". Ad aumentare e' invece il debito delle famiglie che a fine settembre 2010 si attestava al 65% del reddito disponibile. L'incidenza resta comunque "largamente inferiore" a quella registrata nel complesso dell'area dell'euro, che era pari al 98% in giugno. Anche gli oneri sostenuti dalle famiglie italiane per il servizio del debito (pagamento di interessi e restituzione del capitale) hanno registrato un lieve aumento, portandosi al 9,6% del reddito disponibile.



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