Bankitalia/ Scende la spesa per i conti correnti
Costi di gestione in calo per i conti correnti in Italia nel 2010. La spesa media, rende noto la Banca d'Italia che ha condotto una rilevazione su 11.114 clienti distribuiti su 636 sportelli di 175 banche, e' diminuita per il secondo anno consecutivo, attestandosi a 110,2 euro, contro i 113,6 euro del 2009 e i 114,3 euro del 2008. La flessione, spiega via Nazionale, deriva da minori costi per tenuta di dossier titoli, liquidazione interessi, invio di estratti conto e comunicazioni di trasparenza. Non ha invece interessato alcune importanti tipologie di spese fisse, quali i canoni, e variabili, quali gli oneri per i bonifici e le spese di scrittura. Al calo ha contribuito inoltre la minore operativita' della clientela: se si ipotizza un numero medio di operazioni pari a quello dell'anno precedente, si puo' stimare una spesa media pari a 111,1 euro. Al netto delle commissioni pagate sugli scoperti e i finanziamenti in conto corrente, la spesa media si attesta sui 91 euro (2,4 euro in meno del 2009)
- SPESE FISSE IN CALO: Le spese fisse si sono ridotte in media di 3,9 euro, per effetto del calo delle spese per l'invio delle comunicazioni periodiche - favorito anche dalle nuove disposizioni in materia di trasparenza - e delle "altre spese fisse". Il canone base e quello per l'emissione delle carte bancomat sono invece cresciuti complessivamente di 2 euro. Le spese fisse sono piu' elevate per i conti di maggior anzianita' (circa 73 euro per i conti accesi prima del 2000) e progressivamente piu' ridotte per i conti di recente apertura (42 euro, per i conti operativi dal 2009).
- CRESCONO LE SPESE VARIABILI: Le spese variabili sono aumentate in media di 1,4 euro e hanno raggiunto l'importo di 26,3 euro. La crescita e' attribuibile per intero all'aumento delle commissioni, essendo diminuito il livello medio di operativita'. I maggiori contributi alla crescita delle spese variabili sono stati apportati dalla categoria residuale delle "altre spese variabili", dai bonifici (prevalentemente quelli disposti attraverso gli sportelli) e dalle spese di scrittura. In particolare, le spese di scrittura spiegano da sole circa il 72% della variazione complessiva delle spese variabili.
- IL 50% SPENDE MENO DI 81 EURO: La meta' dei correntisti ha sostenuto una spesa inferiore a 81 euro: per il 10% di essi la spesa ha superato 217 euro. Lo scarto tra il primo e il terzo quartile e' di 122 euro. Sulla variabilita' osservata nei livelli di spesa dei correntisti influiscono in misura rilevante le commissioni sui finanziamenti in conto corrente e sugli scoperti di conto, anche se tale componente riguarda soltanto l'8% dei correntisti. Depurando la spesa da questa componente, lo scarto interquartile si riduce a 78,5 euro.
- PIU' SI OPERA PIU' SI SPENDE: La spesa media risulta crescente in ragione della fascia di operativita', passando da 57,9 euro per i conti con meno di 50 operazioni a 102,3 euro per i conti con non piu' di 200 operazioni sino a 133,5 euro per quelli con piu' di 200 operazioni. Le considerevoli differenze tra classi dipendono non solo dall'incremento delle operazioni, che alimentano direttamente le spese variabili, ma anche dalle spese fisse, il cui importo via via crescente, richiede un significativo numero di operazioni per abbattere la spesa unitaria : in media occorrono almeno 100 operazioni annue affinche' il costo unitario scenda al di sotto di 1 euro, ed oltre 200 affinche' diminuisca oltre la soglia di 0,5 euro. Rispetto alla spesa rilevata nel 2008 si osserva un alleggerimento dell'onere medio per operazione, in conseguenza del tendenziale spostamento, nel tempo, dei costi da fissi a variabili, come evidenziato dallo slittamento verso il basso della curva della spesa unitaria: nel 2008 occorrevano almeno 125 operazioni per ridurla al di sotto di 1 euro; essa inoltre non scendeva mai al di sotto della soglia di 0,5 euro.
- PIU' IL CONTO E' VECCHIO PIU' COSTA: Per i conti correnti aperti da non piu' di due anni la spesa e' pari a 67,7 euro, circa 23 euro in meno rispetto alla media, al netto delle commissioni per gli utilizzi a debito. La spesa cresce con l'aumentare dell'anzianita' del conto fino a raggiungere l'importo di 101 euro ? quasi 10 euro in piu' rispetto alla media ? per i conti accesi prima del 2000, che rappresentano il 42,5% del totale. Lo scostamento rispetto al valore medio dipende principalmente dalle spese fisse, soprattutto canoni, che si sono progressivamente ridotte nel tempo. Ad esempio, per i conti correnti accesi prima dal 2000, la differenza di 10 euro in piu' rispetto al valore medio e' attribuibile per l'83,8% alle maggiori spese fisse rispetto alla media. Per i conti correnti accesi nel 2009, lo scarto rispetto al valore medio (23,3 euro in meno) e' spiegato quasi per intero (il 97,4%) dalle minori spese fisse.
- COSTI MAGGIORI PER LE FAMIGLIE: La spesa per la gestione del conto corrente presenta un'ampia variabilita' rispetto alle caratteristiche soggettive della clientela: le famiglie hanno mediamente speso 93,9 euro, 19,4 euro in piu' rispetto ai pensionati e 35,7 euro in piu' rispetto ai giovani. L'elevata variabilita' tra i diversi gruppi socio-economici dipende principalmente dal diverso livello di operativita'. Tuttavia un ruolo importante e' rivestito anche dalle spese fisse, tra cui i canoni. Ad esempio, per le famiglie ad elevata operativita' (spesa media di 124,1 euro) il 72% dello scarto rispetto alla media e' attribuibile alle maggiori spese variabili; opposto e' il caso dei giovani (spesa media 58,2 euro), il cui scarto rispetto alla media (32,9 euro) e' spiegato per il 79% dalle minori spese fisse.
- AL NORD-EST I CONTI PIU' CARI: La spesa media nelle diverse aree di residenza della clientela e' compresa fra 102 euro (Nord?Ovest) e 119 (Nord?Est). La spesa media risulta piu' bassa per le banche appartenenti ai primi 5 gruppi (102 euro), cresce (112 euro) per le Bcc ed e' massima nelle banche restanti (125).
- L'ADDIO AL MASSIMO SCOPERTO: I conti correnti del campione assistiti da un finanziamento sono stati 836, pari a poco piu' dell'8% del campione. La remunerazione, al netto degli interessi, dei finanziamenti in conto corrente e' stata in larga parte assicurata dalla commissione per la "messa a disposizione dei fondi" (Mdf) ? dal 2009 alternativa per legge a quella di "massimo scoperto" (Cms) ? applicata nell'85 per cento dei conti affidati. Le due commissioni non sono comparabili nei livelli, poiche' calcolate l'una sul credito accordato e l'altra sull'utilizzato. L'onere medio per Mdf su base annuale e' pari all'1,7% del credito accordato; nei casi in cui e' ancora applicata la Cms, l'onere medio e' pari all'1,3% del credito utilizzato. La Cms sembra particolarmente conveniente in caso di utilizzato ridotto rispetto all'accordato; al crescere del rapporto tra credito utilizzato e accordato cresce anche il costo sostenuto a titolo di Mdf o Cms, in percentuale rispettivamente dell'accordato e dell'utilizzato. Confrontando una situazione di normale tiraggio del finanziamento, non superiore al 66% del credito accordato, rispetto al caso di sconfinamento (utilizzato maggiore dell'accordato) l'onerosita' della Mdf aumenta di circa 2,6 volte, dall'1,1 a 2,7% dell'accordato, mentre l'incremento della Cms e' maggiore di 8 volte, dallo 0,3 al 2,5% dell'utilizzato.
- CONTI CORRENTI POSTALI COSTANO MENO: Nel 2010 la spesa dei conti correnti postali e' cresciuta di 3,4 euro, attestandosi intorno ai 60 euro. Anche depurando la spesa dagli oneri pagati sugli utilizzi a debito (pari a poco piu' di 0,4 euro per i conti postali contro 19,1 euro per quelli bancari), i conti correnti postali rimangono mediamente meno costosi rispetto agli omologhi prodotti bancari. La differenza e' pari a 31,3 euro (37,1 nel 2009), di cui 24,6 per spese fisse e 6,7 per spese variabili. Nel caso dei conti postali, appaiono nettamente piu' bassi i canoni base, le spese per invio comunicazioni e altre spese, le spese di scrittura.


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