Casi e casini di Borsa/ Banco Popolare: l’aumento ha poco appeal per gli analisti, il titolo perde quota
Seduta da dimenticare per il Banco Popolare, che perde il 2,9% calando a 2,345 euro per azione nel giorno in cui si apre l’aumento di capitale che si concluderà il prossimo 11 febbraio ed attraverso il quale Fondazione Cariverona, rispondendo ai “desiderata” del sindaco di Verona Flavio Tosi, punterebbe a salire sino al 5% nel capitale del Banco, con un investimento attorno ai 200 milioni di euro, anche a costo di cedere parte della partecipazione in UniCredit (lasciando così spazio a quei soci “esteri” come i Libici per i quali si erano sollevate barricate la scorsa estate), sempre che, come pare, in settimana giunga il definitivo via libera all’emendamento (promosso dal Pd) al decreto “Milleproroghe” che consentirà alle Fondazioni bancarie di salire al 5% massimo nel capitale di una banca popolare contro lo 0,5% attuale.
Un calo per alcuni fisiologico e persino inferiore a quello sperimentato da altri istituti europei che in questi mesi hanno chiesto soldi al mercato per rafforzare i propri patrimoni sia in vista di Basilea III sia per neutralizzare almeno in parte l’esposizione ai bond di sovrani “periferici” europei come Irlanda, Portogallo o Spagna, divenuti fonti più di preoccupazione che di soddisfazione per i tassi pagati.
Per altri operatori tuttavia si noterebbe una certa freddezza degli investitori nei confronti di un’operazione che pur se nata con l’intenzione di migliorare ratios considerati “a rischio”, anche in vista del prossimo test cui la Bce intende sottoporre gli istituti europei quest’anno e che si preannuncia più “realistico” (e dunque più severo) di quello dello scorso anno ha assunto valenze eminentemente politiche, rappresentando un’ulteriore tappa dell’occupazione di poltrone “pesanti” nel mondo del credito da parte di esponenti vicini alla Lega Nord.
Quanto agli aspetti tecnici, l’operazione, consorzio di garanzia coordinato e diretto da Mediobanca e Bank of America Merrill Lynch, consentirà anzitutto il rimborso dei Tremonti bond, emessi per 1,45 miliardi di euro migliorando al tempo stesso i coefficienti patrimoniali. Le 7 nuove azioni cui si avrà diritto per ogni 5 azioni e/o obbligazioni già possedute (ovvero acquistando in borsa il relativo diritto, partito da un prezzo di 0,921 euro, mentre la quotazione ex diritto dell’azione ordinaria è stata fissata a 2,415 euro) costeranno 1,77 euro l’una, pari ad uno sconto del 26,71% rispetto alle quotazioni (rettificate) di venerdì.
Proprio sullo sconto divergono le opinioni di analisti e operatori, divisi tra chi lo ritiene eccessivo (e quindi indirettamente segno di debolezza) e chi parla di valori allineati alle medie del comparto per operazioni analoghe. Intanto però gli analisti aggiornano i target price con Ubs che ha ridotto il prezzo da 3,6 a 2,4 euro e Unicredit che lo ha tagliato da 3,2 a 2,3 euro, ad indicare che rispetto ai valori attuali non c’è da attendersi sostanziali upside.
Un giudizio che difficilmente muterà anche se dovessero essere confermate le indiscrezioni che stamane rimbalzano dall’Ungheria dove la stampa dà per prossima la cessione di Banco Popolare Hungary, controllata locale dotata di 10 filiali (di cui 7 a Budapest) per la quale l’istituto italiano sarebbe in trattativa con quattro gruppi dell’Est Europa. Sempre secondo la stampa ungherese il Banco Popolare Hungary avrebbe subito perdite “significative” dopo la decisione del governo di Budapest di introdurre, lo scorso anno, una tassa straordinaria sul settore bancario.
Luca Spoldi



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