BP, il bancone di Saviotti cade a Piazza Affari

Lunedì, 18 luglio 2011 - 19:13:00

Pesante chiusura per il listino di Milano, su cui pesano le ipotesi di Jp Morgan, che parla della necessità di procedere a nuove ricapitalizzazioni per almeno 80 miliardi in Europa di cui 9 miliardi per le sole banche italiane, a fronte di 25 miliardi di ricapitalizzazioni necessari alle banche inglesi, 20 miliardi per quelle francesi, 14 miliardi per le tedesche, 4,5 miliardi per le banche austriache e 4 miliardi sia per gli istituti spagnoli sia per quelli portoghesi.

Numeri che fanno ovviamente scattare nuove vendite sui titoli del comparto in parallelo al calo delle quotazioni dei titoli di stato (e all'ampliarsi tanto degli spread coi Bund tedeschi quanto dei Cds dei PIIGS) per i quali Jp Morgan (a differenza dell'Eba) ha espressamente contemplato come ipotesi più negativa quella di un taglio ("haircut") dei rimborsi sia pure in misura differente da paese a paese (per l'Italia è stata ipotizzata una limatura del 10%). Così a fine seduta i risultati più pesanti sono ancora una volta quelli di Fondiaria-Sai e Mps, entrambe in calo di oltre sette punti davanti a Parmalat, Banco Popolare e Intesa Sanpaolo.

Proprio sull'istituto guidato da Pier Francesco Saviotti, che nel fine settimana ha varato una nuova riorganizzazione basata sull'incorporazione nel Banco Popolare delle popolari di Verona, Novara, Lodi e della Cassa di Risparmio di Lucca Pisa Livorno, nonché il ritorno dalla governance "duale" al Consiglio di amministrazione tradizionale, si è concentrata sin dalla mattinata l'attenzione degli operatori, anche perché il piano dovrebbe consentire sinergie in termini di minori costi attorno ai 90 milioni di euro annui a regime, di cui 30 milioni legati ad una riduzione dell'organico di 650 unità entro il 2016 (al netto di 150 nuove assunzioni).

La riorganizzazione consentirà di migliorare il profilo del Piano Industriale recentemente approvato, "che sarà aggiornato prevedendo come nuovo target economico un utile netto pari a 647 milioni al 2013, in aumento di 44 milioni e pari a 997 milioni nel 2015, in aumento di 67 milioni", come ha spiegato la banca in una nota, ma non è sembrata convincere la borsa che continua a temere, come per altri istituti quali UniCredit e Montepaschi, un ulteriore aumento di capitale se non proprio dietro l'angolo quanto meno nei primi mesi del 2012.

Ipotesi che Saviotti ha smentito nuovamente stamane come pure ha smentito la voce che il Credito Bergamasco (che non risulta tra le banche incorporate nella capogruppo) possa essere ceduto per fare cassa. Il Creberg, ha spiegato Saviotti, sta bene come sta perché essendo quotato prima di essere eventualmente fuso avrebbe dovuto essere delistato con un'operazione che sarebbe potuta costare attorno ai 37 punti base di Core Tier 1, un costo che di questi tempi è sicuramente meglio evitare.

In compenso non è detto che il gruppo non ceda gli sportelli che attualmente ha in Sicilia, anche se Saviotti ha precisato che per ora le trattative restano interrotte non essendosi verificate condizioni adeguate alla cessione, così come resta in attesa di giungere in porto la trattativa per la cessione delle attività di banca depositaria, per la quale vi sarebbero due controparti interessate.

Troppo poco, evidentemente, per rassicurare gli investitori in una giornata decisamente pesante per tutto il comparto per i motivi sopra ricordati, così per il Banco Popolare, che già aveva superato di poco l'asticella del 5% di Core Tier 1 al 2012 posta dall'Eba come traguardo minimo per superare lo stress test (la banca nell'ipotesi "più avversa" registrerebbe un indice patrimoniale del 5,7%), sono scattate nuove prese di profitto.

Luca Spoldi

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