Banco Popolare /Dopo Risanamento anche il dossier Statuto si avvia a una soluzione

Mercoledì, 3 febbraio 2010 - 12:28:00

Mentre il Cda di Banco Popolare ha deliberato l’emissione in un’unica soluzione di tutto il miliardo di bond convertibile  approvato dall’assemblea straordinaria dei soci del 30 gennaio scorso, un altro dossier “pesante” dopo quello di Risanamento sembra avviato verso una soluzione in grado di tranquillizzare il mercato circa le possibili conseguenze negative per il gruppo guidato da Pier Francesco Saviotti: quello relativo al gruppo Statuto.

Come hanno fatto sapere ieri sera lo stesso Banco Popolare, Banca Italease e Release in una nota congiunta, gli istituti hanno infatti dato via libera alla ristrutturazione del debito da 1 miliardo di euro che attraverso 21 contratti di leasing (20 dei quali immobiliari) fa capo al gruppo immobiliare dell’imprenditore Giuseppe Statuto, 43enne dell’agro aversano salito all’onore delle cronache finanziarie italiane nell’estate del 2005, quella degli “immobiliaristi rampanti” che coi loro raid finanziari intrecciarono la strada di gruppi come Bnl, Antonveneta, Popolare di Lodi o Rcs.

La frenata del mercato immobiliare prima, lo scoppio della bolla dei subprime (cui seguì il fallimento delle banche d’affari americane Bear Stearns e Lehman Brothers e da lì l’ulteriore avvitamento della crisi dei mercati) e la recessione mondiale poi hanno da tempo riportato molti di costoro nuovamente sulle prime pagine, ma nel ruolo di potenziali “bombe” nascoste tra le pieghe dei bilanci dei principali gruppi bancari italiani.

Tra i più esposti, anche a causa dell’acquisizione del controllo di Banca Italease in piena crisi, vi è il Banco Popolare, che di recente ha contribuito con Intesa San Paolo, Unicredit, Montepaschi e Bpm (ossia gli altri creditori italiani) ad evitare il fallimento di Risanamento, approvando la ristrutturazione del debito del gruppo di Luigi Zunino, a sua volta invischiato nel caso Italease ed esposto verso il Banco Popolare per mezzo miliardo di euro.

Nel caso di Zunino le banche hanno accettato di subentrare nel controllo del gruppo attraverso un aumento di capitale da 150 milioni e un convertibile da 450 milioni, appena approvati dai soci di Risanamento, che danno il via ad una serie di passaggi che porteranno le banche all’80% del capitale e Zunino al 14% (dal 73% attuale), ed ora cercheranno un acquirente per l’ex area Falck di Sesto San Giovanni e il 45% di Santa Giulia, mettendo così sul mercato aree urbane da riqualificare per oltre 2 milioni di metri quadrati totali.

Una missione che richiederà tempi lunghi per essere portata a termine, visto che nonostante le voci di interessi di investitori arabi, cinesi e coreani il neo amministratore delegato Claudio Calabi ha precisato che al momento “non esiste nulla” di concreto, “neanche per Santa Giulia”.

Nel caso di Statuto, invece, si procederà anzitutto a ridurre l’esposizione da 1,02 miliardi a 700 milioni di euro risolvendo 3 contratti leasing accesi su altrettanti immobili ed estinguendo anticipatamente, “tramite integrale rimborso” 2 contratti di leasing. Poi verranno pagati insoluti maturati per 26 milioni, vi sarà un apporto di capitale da parte di Statuto su alcune società coinvolte per 35 milioni, di cui 10 milioni a pronti e 25 milioni scadenzati a tre anni, infine verranno concesse facilitazioni per cassa per circa 40 milioni di euro “garantite da crediti Iva e da valori mobiliari”.

Il via libera definitivo resta in questo caso subordinato “alla negoziazione e formalizzazione degli opportuni strumenti contrattuali” e al soddisfacimento di tutte le clausole sospensive previste dall’accordo. Il closing dell’operazione è tuttavia atteso entro la fine del trimestre. Con la primavera, insomma, Fratta Pasini potrà tirare un sospiro di sollievo, avendo dimostrato non solo a parole che “la situazione è sotto controllo”. Sempre sperando che nei mesi a venire i mercati non tornino a remare contro, naturalmente.

Luca Spoldi

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