Consulenti, il risparmiatore ha bisogno della stampella
Di Giannina Puddu*
Mi è capitato di assistere ad un'intervista televisiva a Luigi Abete, presidente di Bnl a proposito dell'ultimo Rapporto sul risparmio e sui risparmiatori in Italia redatto a cura di Andrea Beltratti (Andrea Beltratti, classe 1959, è professore ordinario di Economia Politica alla Bocconi di Milano). Il lavoro di Beltratti, come già in passato, è di ottima qualità e rappresenta, da anni, un serbatoio di dati utili alla lettura dei comportamenti di risparmiatori e banche nel nostro paese.
Meno pregevole, nel 2009, la scelta del titolo attribuito allo stesso lavoro: Un risparmiatore consapevole.
Il titolo di un testo dovrebbe anticipare in modo corretto e sintetico il suo contenuto e, giustappunto, un titolo genera, nel lettore, un'aspettativa sul contenuto del pezzo. In questo senso è censurabile un titolo che orienti la lettura verso un 'interpretazione lontana da quella reale, come dovrebbe, naturalmente, emergere senza condizionamenti strumentali ad un'interpretazione di parte.
Luigi Abete, con le sue parole, ha rafforzato, negli ascoltatori l'idea che i risparmiatori italiani siano consapevoli.
Ciò non è vero. Lo afferma lo stesso Andrea Beltratti autore della ricerca, nelle sue considerazioni finali: "Nel valutare la situazione corrente, non si può quindi dimenticare che i risparmiatori italiani hanno fronteggiato nel giro di venti anni trasformazioni che altri mercati hanno assorbito in vari decenni. Questo assorbimento è stato ancora più difficile a causa dell'assenza dell'educazione finanziaria nel novero delle materie insegnate nelle scuole superiori. In tali condizioni non è realistico attendersi capacità di giudizio, maturità, orizzonte di lungo periodo e disponibilità a rischiare.
La banca resta al centro dell'universo della scelta finanziaria e viene vista come punto di riferimento in tutte le situazioni. L'informazione viene attivamente cercata in un numero limitato di casi. Il risparmiatore italiano deve quindi essere guidato verso le scelte finanziarie, al fine di individuare strutture di portafoglio che bene si adattino alla (tipicamente elevata) avversione al rischio e alla struttura delle passività. La dinamica dei rendimenti azionari di breve e di lungo periodo deve essere ancora pienamente compresa. L'offerta di prodotti finanziari è enormemente aumentata nel periodo temporale coperto dal Rapporto.



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