Banche/ Dopo anni di decennio incontrastato del Nord, la sorte ora arride a banchieri e imprenditori del Sud

Sabato, 27 febbraio 2010 - 14:42:00

La storia d’Italia, anche in anni recenti, ha sempre visto aziende e istituti di credito del Nord estendere la propria influenza aprendo filiali o rilevando concorrenti operanti nel Mezzogiorno. Così è avvenuto con il Sanpaolo IMI nei confronti del Banco di Napoli nel 2002, così è avvenuto con UniCredit (già “allungatasi” nel 2003 in Centro Italia con l’assorbimento della Cassa di Risparmio di Perugia e di quella di Carpi) nei confronti di Capitalia nel 2007.

Le cause del progressivo depauperamento dell’industria e del credito del Mezzogiorno sono materia da storici prima ancora che da economisti e sociologi, ma in questi ultimi mesi si assiste ad un fenomeno curioso, che ha il sapore del contrappasso dantesco: quello della progressiva crescita degli uomini d’affari e dei banchieri di origini centro-meridionali nei santuari dell’industria e della finanza del Nord.

L’esempio più noto è quello di Cesare Geronzi: il Cesare di Roma, cresciuto alla scuola di Via Nazionale prima e messosi in luce grazie al sostegno della corrente andreottiana fin dalla “prima Repubblica”, è uno di quei banchieri vecchio stile che fa storcere il naso alla grande stampa finanziaria internazionale (che per alcuni si è prestata più volte e volentieri a fare da “megafono” indiretto alle tesi di illustri personaggi del calibro di Alessandro Profumo o dello stesso Mario Draghi).

Questo non ha impedito al banchiere di Marino, già grande amico dell’ex governatore di Banca d’Italia, Antonio Fazio, di insediarsi sulla poltrona di presidente di Mediobanca e da qui di guardare, nonostante la pioggia di smentite, allo scranno più alto di Generali. Una poltrona che pare alla sua portata, alla luce della debolezza di Profumo, alle prese con le ambizioni di Fabrizio Palenzona (dato da voci di corridoio sempre più vicino alla poltrona di presidente di UniCredit attualmente occupata da Dieter Rampl), l’età avanzata dell’attuale numero uno di Trieste, Antoine Bernheim, e visto la dichiarata vicinanza alla maggioranza di governo a Geronzi.

A spalleggiare Geronzi vi è anche uno degli uomini più liquidi d’Italia, quel Francesco Gaetano Caltagirone, costruttore ed editore romano nonché genero di Pierferdinando Casini, già tra i protagonisti delle manovre che portarono la BNL a entrare a far parte del gruppo BNP Paribas e che portarono altri immobiliaristi passati alla storia come i “furbetti del quartierino” a provare a imitarne le gesta (con molto minore successo, visto come si sono risolte le sorte di gruppi come Ipi o Risanamento, per non dire di Magiste).

Caltagirone, già socio di Mps (il cui presidente, Giovanni Mussari, sembra il candidato neppure troppo “in pectore” alla carica di presidente Abi), potrebbe fare da ago della bilancia ad aprile e per intanto continua a comprare azioni Generali spendendo ogni volta una manciata di milioni di euro come fossero noccioline. Il Sud (e il Centro) si prenderanno una momentanea rivincita sul Nord? La risposta tra meno di due mesi.

Luca Spoldi

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