Banche/ A marzo le regole del nuovo stress test Ue, la borsa tiene d’occhio Bpm, Mps e Banco Popolare
Mentre negli Usa il conto alla rovescia è già partito per quanto riguarda i risultati dello stress test che la Federal Reserve ha fatto effettuare in gennaio alle 19 principali istituzioni bancarie del paese per valutare i rischi di una ulteriore crisi che spingesse la disoccupazione all’11%, in Europa ci si sta ancora preparando al “bis”. Secondo quanto annunciato dal commissario Ue al mercato interno, Michel Barnier, la nuova metodologia che verrà applicata per effettuare il nuovo ciclo di stress test da parte delle banche europee sarà presentata il 2 marzo prossimo.
I tempi più lunghi rispetto alle previsioni iniziali di completamento dei lavori in materia (si era ipotizzato fine gennaio, così da muoversi in parallelo agli Stati Uniti) sarebbero stati dovuti a “molti temi molto tecnici e complessi da affrontare” per fare in modo che il round del 2011 possa rappresentare “un progresso rispetto a quello del 2010” (sulla cui parzialità più di un analista aveva espresso perplessità).
Se lo scorso anno su 91 banche europee sottoposte all'esame solo 5 “cajas” spagnole, un istituto greco e uno tedesco non avevano passato il test, anche quest’anno restano gli istituti iberici quelli indicati come in posizione maggiormente critica, tanto che il governatore della banca centrale di Madrid, Miguel Angel Fernandez Ordonez, ha messo le mani avanti spiegando che su 217 miliardi di esposizione del settore creditizio al comparto immobiliare (100 miliardi dei quali classificati come “potenzialmente problematici”), il 38% sarebbe già coperto da adeguate riserve.
Per restare in Italia i due istituti più “chiacchierati” erano risultati lo scorso anno Banco Popolare (che ha appena portato a termine un aumento da 2 miliardi di euro) e il Montepaschi (che invece ha ripetutamente smentito ogni ipotesi di aumento a breve), ma entrambi gli istituti erano poi passati indenni, così come un’altra popolare “di peso” come Bpm e i due principali gruppi italiani, UniCredit e Intesa Sanpaolo.
A distanza di dodici mesi e nonostante gli sforzi fatti per rafforzare i coefficienti patrimoniali (nonché la nuova norma contabile-fiscale inserita nel “Milleproroghe” che consente un rafforzamento del capitale bancario mediante l’utilizzo dei crediti d’imposta) sono sempre questi i nomi su cui resta appuntata l’attenzione del mercato, con qualche scivolone delle quotazioni ogni qual volta si prospetti un’esposizione in paesi giudicati “a rischio” o si parli di possibili operazioni sul capitale.
Un capitolo a parte è poi rappresentato dal credito cooperativo e rurale, finito in questi mesi sotto i riflettori per alcuni casi (Banca Popolare di Spoleto) di scontro tra i vertici degli istituti e Via Nazionale: un ramoscello d’ulivo viene offerto dal Vice direttore generale di Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola, che intervenendo venerdì scorso a Bari ad un convegno organizzato dall’Icbc (Istituto centrale delle banche popolari) ha dichiarato come a fronte di una “fragilità insita nella piccola dimensione” occorra “migliorare l’efficienza operativa e allocativa”, essere "banca di comunità essendo al tempo stesso impresa”, saper “soddisfare le esigenze del territorio al minor costo e con il minor rischio possibile”.
Una quadratura del cerchio che le nuove norme di Basilea III (che richiedono, tra l’altro, un Core Tier 1 di almeno il 7% a partire dal 2019) rendono ancora più urgente e che sarà possibile realizzare solo, ha spiegato la dirigente, facendo leva su “sempre più elevate capacità imprenditoriali e competenze professionali” unite a “una visione strategica di lungo periodo coniugata con un’efficace gestione dei rischi”. Le banche popolari dovranno insomma “sempre di più prestare attenzione al contesto di riferimento”, attuando “forme di solidarietà in modo efficiente”, basate su “corrette relazioni tra i diversi attori coinvolti” e “coniugare gli obiettivi di mutualità con le esigenze di efficienza allocativa e operativa”. Un “obiettivo difficile ma ineludibile”, anche in vista dei futuri test europei.
Luca Spoldi



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