Banche/ I banchieri non vogliono saperne di nuove regole, per loro la politica è solo un fattore di rischio
| BONUS STRATOSFERICO PER BOSS GOLDMAN SACHS, 100 MLN DLR - Goldman Sachs, la banca d'investimento piu' ricca del mondo, starebbe per pagare al suo amministratore delegato, Lloyd Blankfein, un bonus di 100 milioni di dollari. Lo rivela il Times che cita fonti raccolte tra i banchieri del World Economic Forum di Davos. Se fosse vera, la notizia e' una sfida a Barack Obama, che considera i bonus d'oro una vera e propria vergogna, soprattutto dopo il maxi-salvataggio delle banche da parte della Casa Bianca. Lloyd Blankfein ha gia' portato a casa il premio piu' grande mai pagato nella storia, nel 2007, quando intasco' 67,9 milioni di dollari. I profitti della sua banca, lo scorso anno, sono stati di 1,8 miliardi di dollari in piu' rispetto al 2009; e questo giustificherebbe il bonus milionario, che sara' comunque pagato in azioni, anziche in contanti. Goldman non ha voluto fare commenti in proposito, ma entro la fine del mese la banca dovra' rivelare quanto paga i suoi 5 principali dipendenti all'ente statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori, la Securities and Exchange Commission. |
Il rischio di una regolamentazione percepita come punitiva e dannosa per gli interessi dei grandi gruppi finanziari è il primo tra trenta possibili “minacce” e stacca il rischio su crediti (che resta come già lo scorso anno al secondo posto in classifica) e il timore di un “eccesso di regolamentazione” (che sale dall’ottavo al terzo posto e sottolinea nuovamente il timore che gli stati e le banche centrali vogliano, pensate un po’, fare il proprio mestiere).
Per motivare il loro timore e quindi l’azione di lobbying immediatamente scattata per dipingere questo “rischio” come una mostruosa distorsione dell’ordine naturale dei mercati (quello stesso “ordine naturale” che non ha evitato, anzi semmai accentuato la crisi finanziaria e reale di questi ultimi due anni) la maggioranza di 450 top manager operanti in 49 paesi del mondo offre due spiegazioni.
La prima è che le nuove norme distorceranno le decisioni in merito alla concessione di nuovi prestiti; il che forse, vista la stretta “strabica” del credito cui abbiamo assistito in molti paesi in questi mesi, Italia compresa (con alcuni “grandi debitori” salvati contro ogni logica economica e finanziaria per evitare pesanti svalutazioni in bilancio e migliaia di piccole e medie aziende e famiglie “messe a dieta” per compensazione), non sarebbe tutto questo male, sempre che servisse a rendere più efficiente e meno distorto il settore del credito assicurando i capitali necessari a far girare la macchina economica mondiale.
La seconda motivazione, proposta da manager che non sono banchieri, è che i salvataggi e le misure di sostegno all’economia rischierebbero di rendere le banche meno efficienti e di incoraggiare un’attitudine indolente, insomma finirebbero con l’accentuare e non col ridurre quel “azzardo morale” legato alla convinzione che se si è “troppo grandi per fallire” si verrà comunque salvati, banche o imprese che si sia.
Notano gli estensori della ricerca che “è ironico che la politica emerga come un fattore di rischio dopo che le banche hanno dovuto essere salvate prima di tutti gli altri”. Insomma, la gratitudine non è di questo mondo e quegli stessi banchieri che sono così generosi con se stessi e i propri bonus (e così avari nel momento di concedere crediti ad aziende che stiano rischiando la chiusura) subito dopo aver rimborsato (non completamente e non tutte) gli aiuti ricevuti ora vorrebbero avere campo libero e tornare ad operare come prima, se già non lo stanno facendo.
Per la verità qualche voce fuori dal coro si nota persino di questi tempi. Così Neil Dwane, Chief Investment Officer Europe di Rcm, società di Allianz Global Investors, spiega che secondo lui le proposte del presidente statunitense Barack Obama sono le benvenute, perché “dovrebbero consentire al settore bancario di diventare più gestibile dal punto di vista economico, nonché facilitare la scomparsa dell’enigmatico dogma “troppo grande per fallire” che ha caratterizzato il comportamento di molti top manager della finanza negli ultimi due anni”.
Certo, aggiunge il gestore, per qualche tempo le prospettive per il settore bancario “rimarranno probabilmente condizionate dagli ultimi colpi della crisi, mentre verranno contemporaneamente promulgate le nuove regole del gioco”. Il che potrebbe contribuire ad allontanare l’ipotesi di una “ripresa a V”. Ma forse, in questo caso, meglio una ripresa meno rapida ma più sana che non un ritorno alla stessa situazione di due anni fa col rischio di poter assistere in un futuro non troppo lontano ad uno spiacevole “bis” per non aver voluto cambiare nulla. Un rischio che anche lor signori banchieri dovrebbero iniziare a considerare, forse più del rischio di quelle “interferenze politiche” che così tanto sembrano spaventarli.
Luca Spoldi



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