Banche e mattone/ La crisi di Zunino offre l'ennesima conferma dei limiti del capitalismo "all'italiana"
| Risanamento/ Zunino indagato per bancarotta in via d'urgenza |
C’era una volta l’estate dei furbetti del quartierino, un gruppo di giovanotti piuttosto svegli accumunati dalla passione per il cemento e per i “salotti buoni”. Quella stagione è conclusa da tempo: a differenza dei loro predecessori della “prima Repubblica”, tuttora saldamente al centro dei giochi finanziari italiani (da Caltagirone a Ligresti, dai Cabassi ai Pesenti), i furbetti sono ormai tornati coi piedi per terra. Il primo a uscire di scena è stato Stefano Ricucci, l’odontotecnico di Zagarolo che osò tentare la scalata a Rcs MediaGroup, vale a dire il salotto dei salotti.
Dopo Ricucci l’altro “enfant prodige” a perdere quota fu Danilo Coppola, che tuttavia a differenza del collega romano ha potuto contare sull’aiuto dei Segre, potenti agenti di borsa di Torino soci di riferimento di Banca Intermobiliare (Bim) da sempre vicini a Carlo De Benedetti. Coppola e Ricucci, ma anche Luigi Zunino, Giuseppe Statuto e oltre una ventina d’altri immobiliaristi hanno avuto in questi anni un’altra passione comune oltre a quella del cemento e degli investimenti “salottieri” (in Rcs ma anche in Bnl e in Mediobanca), quella di fare affari con denari non propri ma prestati da una banca. La piccola Banca Italease da sola li ha finanziati per circa 4 miliardi di euro, fino a sfiorare il crack da cui l’ha salvata solo l’intervento deciso di Banco Popolare. Ma come in un gioco di specchi, se a le vicende dei furbetti rimandano a quella di Italease, proprio indagando su Italease la magistratura milanese è venuta a conoscenza della “possibile situazione di insolvenza di Risanamento” di Luigi Zunino.



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