Casi e casini di borsa/ Banche di nuovo nella bufera, pesano incertezze macro e nuovi licenziamenti a raffica
Titoli bancari di nuovo in crisi in tutta Europa, con nomi come Bpm, Mps, Mediobanca, Ubi Banca e Intesa Sanpaolo in deciso calo (mentre UniCredit per ora limita i danni e oscilla poco sotto i valori di ieri).
A far riaffiorare il pessimismo è da un lato il “warning” lanciato ieri sera da Moody’s circa l’effetto negativo della richiesta avanzata da paesi quali la Finlandia di ulteriori garanzie collaterali a fronte del nuovo piano di aiuti alla Grecia. Una richiesta che agli analisti di Banca Aletti appare condivisibile in linea di principio ma “inopportuna” in questo momento, anche perché rischia di creare situazioni di disparità tra gli stati membri della Ue chiamati a sostenere il nuovo piano di salvataggio, mettendo a rischio la credibilità dell’Unione stessa.
Dall’altro lato pesa la fiducia degli investitori tedeschi calcolata dall’indice Zew dell’omonimo centro di ricerche statistiche, in calo ad agosto a -37,6 punti dai -15,1 punti di luglio. Dato che oltre ad essere peggiore del consensus (attorno a -28 punti) rappresenta il minimo degli ultimi due anni e mezzo e testimonia l’impatto della crescita dei timori legati alla crisi del debito degli stati periferici europei sull’umore degli investitori.
Ma oltre a queste “esogene” il comparto creditizio sembra continuare a risentire anche di una debolezza propria, testimoniata del resto dall’ondata di nuovi licenziamenti annunciati in queste settimane in risposta ad una nuova contrazione degli utili da parte dei maggiori gruppi bancari mondiali.
Se oggi i riflettori sono su Ubs, che per ridurre di 2 miliardi di franchi svizzeri entro il 2013 i suoi costi operativi ha in previsione di tagliare circa 3.500 posti di lavoro (il 5,3% dei 65.707 impiegati che il gruppo aveva a fine giugno), il mese scorso era stato il Credit Suisse ad annunciare 2 mila licenziamenti, Bank of America secondo le indiscrezioni pubblicate dal New York Times, ai già preannunciati 3.500 tagli (che si sommano ad altri 2.500 decisi in precedenza) potrebbe affiancarne a breve altrettanti (portando il totale della riduzione di personale a 9.500 posti).
L’elenco prosegue con Hsbc, Goldman Sachs, Barclays, Royal Bank of Scotland: in tutto finora tra i tagli annunciati e quelli che sono attesi si parla, solo per il mese di agosto, di 50 mila licenziamenti, ma il totale da qui a un paio d’anni potrebbe essere più che doppio se si pensa che solo Hsbc ha annunciato 30 mila licenziamenti nel prossimo biennio. A venire ridotti sono quasi ovunque gli staff impiegati nel settore dell’investment banking e del trading, ma anche dell’asset management e wealth management.
Del resto con l’aria che tira sia sui mercati finanziari, sempre volatili e alle prese con i timori di una frenata economica oltre che con la crisi del debito da ambo le sponde dell’Atlantico, sia sul fronte fiscale, con nuove manovre e “strette” varie che rischiano di incidere ulteriormente sulla già ridotta capacità di risparmio di molte famiglie, è difficile ipotizzare un futuro sicuramente positivo e senza tensioni per il comparto finanziario di qui a qualche trimestre.
Luca Spoldi



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