Casi e casini in borsa/ Banche sotto schiaffo, oltre al rischio downgrade e alla Grecia per l’FT pesa assenza piani di crescita futura

Martedì, 28 giugno 2011 - 13:16:00

Banche di nuovo sotto pressione a Piazza Affari, nonostante i mercati sembrino nuovamente sperare in una soluzione a portata di mano per la crisi di Grecia dopo i “pour parler” tra i governi di Berlino e Parigi e i rispettivi “campioni nazionali” del credito per un intervento dei bondholder privati che garantisca il rinnovo di almeno il 70% dei titoli di stato greci in scadenza nei prossimi mesi.

A riportare sotto i riflettori i titoli dei maggiori istituti italiani non è però Moody’s o altre agenzie di rating con ulteriori preavvisi di possibili tagli dei rating, che Giuseppe Mussari (Montepaschi) trova “incomprensibile” visto che l’esposizione diretta al rischio Grecia sarebbe per le banche italiane minima, scordandosi tuttavia che se un’agenzia riduce il merito di credito di un emittente governativo, automaticamente non può che peggiorare il merito di credito di un emittente privato (che per definizione offre sempre meno garanzie dello stato in cui opera).

A lanciare l’ennesimo grido di allarme è stamane la Lex Colunm del Financial Times, il più autorevole quotidiano finanziario d’Europa, secondo cui “il più grande rischio per la stabilità finanziaria in Italia è la situazione critica del settore bancario”. Il quotidiano britannico sottolinea infatti come le quotazioni dei titoli bancari italiani non siano state in grado di proseguire un “rally svogliato” ieri dopo il calo del 10% della scorsa settimana “apparentemente a causa di una minaccia di downgrade del rating sovrano dell’Italia”, perché “l’economia del paese e le banche sono infatti interdipendenti”. Ma invita a “non trascurare i difetti strutturali propri delle banche” tricolori.

La minaccia alle banche legata ad un downgrade del rating sovrano è del resto “abbastanza reale” se gli analisti di Royal Bank of Scotland stimano che solo le prime sei banche nazionali tedengano circa 200 miliardi di euro (circa il 13% del totale) dei titoli di stato italiani in circolazione. “Eppure questa non è una novità” commenta il quotidiano inglese, che ricorda come “il grosso del debito in Italia è detenuto da istituzioni nazionali, un fattore di stabilizzazione, dato il rischio di contagio della zona euro”, aggiungendo come dunque la vera debolezza delle banche italiane sia un’altra: la mancanza di una strategia di crescita a lungo termine.

In un paese che sembra da anni aver smarrito la capacità di mettere in atto una qualsiasi politica economica e industriale rivolta al passato, diviso tra mille scontri intestini tra gruppi politici e potentati economici, le banche tricolori, con cui il “palazzo” in questi anni è tornato ad intrecciare rapporti incestuosi, sembrano agli occhi della finanza internazionale uno specchio fedele del paese. Sempre meno competitivo e sempre meno capace di progettare il suo futuro.

A questo punto il rischio contagio potrebbe persino non essere il problema principale a lungo termine, ma una classe politica, imprenditoriale e finanziaria incapace di guardare troppo più in là dell’immediato non sembra darsene peso. Gli operatori e i mercati paiono invece averlo capito benissimo e se così fosse le prospettive per Piazza Affari e il paese tutto non possono che essere grigie come i capelli di coloro che da anni tengono saldamente in mano le leve del potere. Con buona pace di investitori e contribuenti.

Luca Spoldi

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