Banche/ Dalle trimestrali la conferma: il settore si va trasformando, ancor prima dell’arrivo di nuove norme

Martedì, 3 novembre 2009 - 13:02:00

Carige/ Delega dei soci al Cda per l'emissione di un bond convertibile
Mentre appare sempre più chiaro come per l’economia europea si vada concretizzando la prospettiva di un “lost decade” come  quello attraversato a cavallo dei due secoli dal Giappone, secondo quanto reso noto stamane dalla Commissione Ue nel suo ultimo rapporto sulle prospettive economiche per l’area dell’euro, il settore creditizio e la necessità di riformarlo restano sotto i riflettori.

In verità in attesa che la Ue, come pure gli Stati Uniti, a loro volta impegnati in un profondo sforzo di ripensamento delle “regole del gioco” per il settore finanziario (non senza incontrare forti opposizioni da parte di banche e intermediari), definisca quelle che saranno le nuove norme da seguire su temi quali la tutela del pubblico risparmio, i compensi al management, la misurazione del rischio e l’adeguatezza patrimoniale e reddituale degli intermediari finanziari, il settore appare già in movimento per iniziativa dei singoli istituti.

Ulteriori conferme sono venute proprio in queste ore in tutta Europa. Dalla Svizzera, ad esempio, giungono stamane i conti di Ubs, che chiude il trimestre con 564 milioni di franchi di perdita (rispetto ai -1.402 milioni del trimestre precedente, ma anche contro i +283 milioni di un anno prima), dato che delude gli analisti che speravano in perdite non superiori a 337 milioni di euro ma che riflette un’ulteriore pulizia in bilancio che ha comportato 2,15 miliardi di oneri contabili (di cui 1,41 miliardi relativi alla svalutazione di crediti iscritti a fair value).

Oltre a far pulizia nei conti il gruppo continua a tagliare costi e forza lavoro: a fine trimestre i dipendenti erano poco più di 69 mila, circa 2.800 in meno di tre mesi prima, mentre per fine 2010 dovrebbero calare a 65 mila, come conseguenza dei disinvestimenti annunciati in questi ultimi mesi.

Altro istituto che ha già messo in preventivo ulteriori dismissioni, per poter ricevere un’ultima tranche di aiuti pubblici, è Royal Bank of Scotland, che assieme a Lloyds Banking Group (altro colosso del credito britannico finito sotto l’ala protettrice del Tesoro di Sua Maestà) riceverà 31,2 miliardi di sterline nell’ambito delle previste misure di rivitalizzazione del sistema bancario e dell’Asset Protection Scheme.

In particolare 25,5 miliardi saranno girati all’istituto scozzese, che ha già fatto sapere di voler scorporare le attività assicurative e cedere le filiali in Gran Bretagna e Galles, mentre 7,7 miliardi finiranno nelle casse del Lloyds Banking Group per sostenere la sua ricapitalizzazione da 21 miliardi di sterline (13,5 miliardi attraverso un aumento  di capitale, altri 7,5 attraverso un’offerta di scambio)  con la quale l’istituto potrà evitare di ricorrere all’Asset Protecion Scheme.

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