Banche/ Austria in default se la Germania e l'Europa non interverranno
Nonostante gli sforzi delle banche centrali il mercato del credito mostra segnali di miglioramento assolutamente marginali a distanza ormai di sei mesi dal fallimento di Lehman Brothers e dalla nazionalizzazione di Aig (che oggi ha annunciato di aver registrato nel quarto trimestre una perdita da 61,7 miliardi di dollari, la piu' alta mai registrata nella storia Usa), il punto forse più convulso della crisi che da un paio d'anni imperversa sui mercati finanziari di tutto il mondo. Mentre gli occhi dei grandi investitori, oggi, sono puntati su Hsbc che ha fatto sapere che gli utili 2008 sono crollati del del 70% e ha chiuso la controllata Usa dei crediti al consumo, l'attenzione in queste settimane si è piuttosto concentrata sugli "anelli deboli" come la Finlandia, l'Irlanda o l'Austria. 
Anelli la cui tenuta è essenziale ad evitare un ulteriore aggravarsi della situazione che rischierebbe di portare a scenari non troppo dissimili dal default dell'Argentina di alcuni anni or sono. Con la differenza che stavolta a fallire sarebbe uno stato "vicino di casa" dell'Italia, con tutte le conseguenze del caso. Affaritaliani ne ha parlato con Arduino Paniccia, docente di Strategia ed Economia Internazionale all'Università di Trieste oltre che consulente Onu.
In questo momento quanto concreto è il rischio che uno dei potenziali "anelli deboli" dell'Europa cada in default, in particolare a causa dell'esposizione verso un'area, l'Est Europa, a cui guardano con sempre maggiori apprensione gli analisti di tutte le principali banche d'affari?
"Il rischio è concreto e si concentra in particolare su un paese a noi vicino come l'Austria. Un paese che in questi ultimi anni ha investito in molte industrie, in particolare nei settori del legno, della metallurgia e delle calzature, in Croazia, Slovenia e Serbia. Ma che ha forti legami col Friuli Venezia Giulia e con buona parte del Veneto, oltre che, parlando di banche, con UniCredit e Banca Intesa".



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