Le banche ora dicano la verità
Leggiamo su Affaritaliani le dichiarazioni del consigliere finanziario del premier Berlusconi, dottor Gianpiero Cantoni. Vorremmo che a fronte di tali enunciazioni venisse proposto un concreto piano da cui trarre le reali evidenze tecniche che possano dare sostanza a tali esternazioni. Siamo sempre più impressionati dai molteplici interventi che si sovrappongono e da cui non risulta un piano concreto a medio-lungo periodo che sia in grado di affrontare la situazione di dissesto finanziario del sistema bancario. Infatti, se la soluzione è dare aprioristicamente garanzie a qualunque banca o finanziare direttamente la pancia di tutte le banche, non ci pare, questa, un’azione lucida, lungimirante e sostenibile.
Sembra molto più necessario riconoscere meriti e demeriti di ciascun istituto bancario nei riguardi della propria clientela e del proprio bacino geografico di utenza. Perché se, aprioristicamente ed indipendentemente dalle capacità e dai risultati, il tentativo fosse quello di inondare il sistema bancario di finanziamenti facili, ciò non parrebbe né ragionevole, né sostenibile.
Dovranno essere gli imprenditori a scegliere ed, eventualmente, anche di cambiare banca in un rinnovato sistema di competizione di offerta di servizi bancari. E’, infatti, necessaria una selezione meritocratica nella quale il sistema bancario possa crescere e rinnovarsi. Dobbiamo anche riconoscere che la parcellizzazione di piccole realtà bancarie accusate, spesso ingiustamente, di inefficienza e di mancanza di economie di scala, ha evitato al Paese un impatto della crisi finanziaria che, forse, avrebbe potuto essere ancora maggiore.
Rimaniamo impressionati dalla mole di sistemi di valutazione dei rischi che, da Basilea2, le banche avrebbero dovuto impiegare e tarare al meglio, per una corretta comprensione del loro business. Vi sono stati formidabili investimenti in tal senso e sarebbe meritoria, da parte degli organi di controllo, un’azione che facesse trasparenza sulla reale capacità di questi sistemi di valutazione di gestire, effettivamente, il rischio finanziario.
Dovrebbe essere la prima azione di un responsabile politico – nel momento in cui stia pensando di utilizzare soldi pubblici – la richiesta, agli organi di controllo, di una verifica tecnica della reale capacità delle banche di gestire il rischio finanziario. Non vorremmo che, a fronte di un rischio imprenditoriale (ovvio), i soldi pubblici fossero utilizzati impropriamente per sanare situazioni estranee al reale finanziamento dell’attività economica.
Insomma, vorremmo conoscere i reali numeri delle banche (ad esempio l’ammontare complessivo e dettagliato dei credit default swap) relativi alla presenza dei prodotti finanziari tossici che hanno probabilmente arrecato il più grande danno alla loro struttura finanziaria piuttosto che, demagogicamente, dover riconoscere che un potere bancario possa influenzare la politica tanto da ottenere tutta la liquidità voluta per il solo fatto di averla chiesta. Siamo dunque in attesa di piani concreti e documentati prima di rimetter mano alle risorse pubbliche.
AssoFinance - Milano



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