Bagnasco: "Subito riforme, salviamo l'Italia"
"Il capitalismo sfrenato è incapace di risolvere i problemi. Bisogna salvare il nostro paese". Il numero uno dei vescovi apre il consiglio permanente della Cei affrontando il tema della crisi. E sul governo Monti: "E' un esecutivo di buona volontà". Infine sui beni immobili della Chiesa: "Non chiediamo privilegi".
GOVERNO MONTI E' UN ESECUTIVO DI BUONA VOLONTA' - I vescovi italiani guardano al nuovo Governo, come ad "un esecutivo di buona volonta', autonomo non dalla politica ma dalle complicazioni ed esasperazioni di essa, e con l'impegno primario e caratterizzante di affrontare i nodi piu' allarmanti di una delicata, complessa contingenza". Lo afferma il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, rilevando - nella prolusione letta oggi pomeriggio al Consiglio Episcopale Permanente - che "per certi versi questa e' una stagione propizia per imprimere allo Stato e alla stessa comunita' politica strutture e dinamiche piu' essenziali ed efficienti, lontane da sprechi e gigantismi. Per cooperare attivamente con il Governo a riequilibrare l'assetto della spesa in termini di equita' reale, e metter mano al comparto delle entrate attraverso un'azione di contrasto seria, efficace, inesorabile alle zone di evasione impunita, e ai cumuli di cariche e di prebende".
COAGULI SOVRANAZIONALI SOTTOMETTONO LA POLITICA - Con la crisi economica, sembrano aver preso il sopravvento "coaguli sovrannazionali talmente potenti e senza scrupoli, tali da rendere la politica sempre piu' debole e sottomessa". E cio' avviene mentre "la globalizzazione ha cessato ben presto di porsi come un orizzonte significante e il capitalismo sfrenato sembra ormai dare il meglio di se' non nel risolvere i problemi, ma nel crearli, dissolvendo il proprio storico legame con il lavoro". Fotografa cosi' la difficile situazione che stiamo attraversando il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, al quale "sembra che i grandi della Terra non riescano ad imbrigliare il fenomeno speculativo; che giochino continuamente di rimessa, sperando ogni volta di scamparla alla meno peggio". "Ma - scandisce aprendo i lavori del Consiglio Episcopale Permanente - e' un'illusione: prima o poi arriva il proprio turno, e ci si trova in ginocchio come davanti ad un moderno moloch di non decifrabile direzione". "Il dubbio - spiega il cardinale - e' che si voglia proprio dimostrare ormai l'incompetenza dell'autorita' politica rispetto ai processi economici, come se una tecnocrazia transnazionale anonima dovesse prevalere sulle forme della democrazia fino a qui conosciuta, e dove la sovranita' dei cittadini e' ormai usurpata dall'imperiosita' del mercato".
PER SALVARE L'ITALIA SUPERARE I RISENTIMENTI - "Oggi c'e' da salvare l'Italia". Ne e' convinto il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, per il quale "risanare e crescere sono le due parole che guidano e impegnano ogni energia che abbia cuore e responsabilita' per il nostro Paese". "E' necessario - afferma aprendo i lavori del Consiglio Episcopale Permanente - non solo mantenere e creare lavoro, ma anche conservare nostro il patrimonio di lavoro e di eccellenze che e' riconosciuto nel mondo". E, continua Bagnasco, "c'e' da far si', cosa non scontata, che i sacrifici che si vanno compiendo non abbiano a rivelarsi inutili". Dunque, spiega, "occorre superare il risentimento che qua e la' affiora". "Chi non sapeva - si chiede il cardinale di Genova - che si andavano perpetuando a molti livelli squilibri che apparivano oltre ogni misura e quindi erano avvertiti come inaccettabili? Come si puo' ritenere fisiologica la condizione di giovani ultratrentenni che vivono a carico dei genitori o dei nonni?".
ICI: NON CHIEDIAMO PRIVILEGI O REGIMI PARTICOLARI - "Per quanto concerne l'Ici, la Chiesa in Italia non chiede trattamenti particolari, ma semplicemente di aver applicate a se', per gli immobili utilizzati per servizi, le norme che regolano il no profit". Lo chiarisce il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco che, nella prolusione letta oggi pomeriggio in apertura del Consiglio Episcopale Permanente, chiede: "i Comuni vigilino". E assicura: "noi per la nostra parte lo faremo". Infatti, assicura, "non chiediamo privilegi, ne' che si chiuda un occhio su storture o manchevolezze". Cio' premesso, il presidente della Cei - che evidentemente ritiene regolari la stragrande maggioranza delle esenzioni delle quali godono gli enti ecclesiastici - auspica che non si investano "tempo e risorse in polemiche che - dice - se pur accettiamo in spirito di mortificazione, finiscono per far sorgere sospetti inutili e, in ultima istanza, infirmare il diritto dei poveri di potersi fidare di chi li aiuta".


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