Auto/ Usa: novembre ancora difficile, ma Ford tenta il sorpasso su GM e Marchionne con Chrysler incrocia le dita

Sabato, 5 dicembre 2009 - 12:04:00

Anche se nel complesso il mercato ha perso ancora il 45%, dai dati di novembre giunge una "scossa" per alcuni protagonisti dell'auto a stelle e a strisce: GM resta prima con 150.676 vetture vendute (-1,8% rispetto alle 153.404 di un anno prima), ma ormai Ford è pronta al sorpasso con 123.167 vetture (stesso risultato di un anno prima quando ne aveva immatricolate 123.222), mentre Chrysler stenta a riprendersi dallo stato comatoso in cui versa ormai da anni ma lancia qualche segnale speranzoso e piazza 63.560 vetture (-25% sul novembre 2008), dato che gli analisti americani giudicano "non così negativo" visto che la gamma è ormai vecchia e per almeno un altro paio d'anni non si può sperare di vedere modelli nuovi ma solo dei restyling dell'esistente.

Per Ford in particolare è un risultato importante, anche perché al Salone di Los Angeles apertosi il 4 dicembre e che durerà fino al prossimo 13 dicembre, viene presentata la nuova Ford Fiesta in versione Nord America, leggermente più lunga della gemella europea (4,06 metri contro i 3,95 di quella del vecchio continente), frontale rivisitato e possibilità di scegliere una carrozzeria stile "mustang" con assetto ribassato, barra longitudinale bianca in posizione posteriore sulla fiancata e cerchi da 17 pollici.

Dotata di un nuovo motore da 4 cilindri, 1,6 litri e 119 cavalli, la "risparmiosa" ed "ecologica" (per i canoni americani) nuova Fiesta debutterà da gennaio sui mercati degli Usa, del Canada e del Messico e farà da apripista alla Ford Focus versione Nord America che sarà presentata al Salone di Detroit il mese entrante. Inutile dire che Alan Mulally, numero uno di Ford, spera che le vetture riscuotano lo stesso successo che hanno finora avuto in Europa, per poter superare la rivale storica, che in queste settimane ha ben altre gatte da pelare.

Dopo il fallimento delle trattative con Penske che ha portato alla decisione di chiudere il marchio Saturn limitandosi a svendere gli ultimi stock di vetture rimaste e dopo la decisione di non cedere Opel (segnale di ritrovata fiducia nel futuro, ma che ha fatto calare un gelo nei rapporti tra Detroit e Berlino), anche per Saab occorrerà trovare un partner diverso dalla svedese Koenigsegg Automotive, che a causa dello slittamento dei termini per concludere il passaggio di proprietà alla fine si è tirata indietro.

Potrebbero approfittarne, almeno per rilevare le linee produttive e parte della tecnologia, i cinesi di Beijing Automotive Industry Holding Company (Baic), finora alleati di Koenigsegg, anche perché un paio di giorni fa il Cda di Gm ha "gentilmente declinato" anche la proposta della banca d'affari americana Merbanco. In alternativa anche per Saab si andrà alla chiusura dopo aver eliminato le ultime scorte di vetture prodotte.

Ipotesi che non piace ovviamente alla Svezia, il cui ministro dell'Industria, Maud Olofsson ha dichiarato che la Svezia sta "lavorando molto duramente per trovare un nuovo acquirente" aggiungendo tuttavia che, per evitare sorprese, "quest'ultimo dovrà avere molto denaro e un piano industriale forte" e che per questo "non sappiamo ancora se il salvataggio sarà possibile".

Il riferimento al "molto denaro" sembra essere un modo non troppo velato per chiudere la porta in faccia a Sergio Marchionne, di cui qualche mese fa si era ventilato un possibile interesse nell'ambito della trattativa volta a integrare le attività di Fiat Auto e Chrysler con quelle di GM in Nord America, America Latina e in Europa.

Come è andata a finire è noto ed ora Marchionne sembra maggiormente impegnato a giocarsi la partita della ristrutturazione industriale in casa ponendosi due obiettivi: ridurre gli stabilimenti col trasferimento almeno della produzione di Termini Imerese (dove ogni vettura prodotta costa mille euro più di quanto non costi negli altri impianti italiani, per non parlare di quelli in Polonia o Brasile) e sfoltire i marchi, ormai arrivati a quota 8 (Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Ferrari, Maserati, Chrysler, Dodge e Jeep) e la cui gestione (già quando erano tre) è sempre stata il tallone d'Achille del gruppo.

Se anche gli investimenti sull'Alfa Romeo, che tra i marchi italiani appare quello al momento più in bilico, dovessero essere alla fine confermati, la sensazione è che l'ipotesi di sfruttare piattaforme Chrysler per i nuovi modelli Alfa da produrre a Pomigliano (come la futura Alfa 169), che fino a prima dell'estate sembrava scontata, possa essere ribaltata, facendo quindi costruire negli Usa le nuove berline destinate tanto al mercato statunitense quanto a quello europeo. Si tratterà forse solo di mosse tattiche per sfiancare il sindacato e convincere il governo nazionale e regionale ad allargare nuovamente i cordoni della borsa, ma di certo col risanamento di Chrysler anche in Italia si è aperta una partita dall'esito tutt'altro che certo.

Luca Spoldi

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