Titoli di Stato/ L'Italia passa il test del mercato a caro prezzo. Portafoglio: meglio mantenere un profilo molto prudente
Passano i giorni ma il copione non cambia: dopo che Standard & Poor’s ieri
| Le tensioni su mercati finanziari innescate dalla speculazione sono "una questione europea". Lo ha sottolineato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, nel corso della conferenza stampa della Cdp. "La questione dell'euro si confronta con la questione del dollaro", ha Tremonti ha ricordato di aver "sempre rappresentato la crisi economica e finanziaria con l'immagine del videogame, con una sequenza di mostri che appaiono e vengono battuti e poi ne arrivano altri piu' pericolosi dei primi". Secondo il titolare del tesoro, "noi come Europa abbiamo gestito il caso Grecia in modo piuttosto complicato". Nel maggio 2010, ha ricordato ancora il ministro, "lo spirito europeo era comune e positivo, e sintesi di due pilastri: riduzione dei debiti e veicolo per interventi sull'area di crisi". In seguito in autunno, al vertice di Deauville, e' arrivato "sui mercati un messaggio fortemente critico che ha determinato la situazione che si e' sviluppata dall'autunno a oggi". Ma poi "il vertice recente ha ripreso lo spirito di maggio". Riferendosi al fondo europeo salva-Stati, Tremonti ha quindi sottolineato che "lo sforzo che va fatto e' di potenziare lo strumento, farlo funzionare e dispiegarlo sui mercati". |
Il tutto si traduce nell’ennesimo incremento dei rendimenti dei titoli di stato italiani a fronte di una domanda apparsa non esuberante (mediamente pari a 1,3-1,4 volte l’offeta). Nel dettaglio l’asta per il nuovo Btp luglio 2014, offerto per un ammontare fra 2,5 e 3,5 miliardi, ha visto la domanda raggiungere quota 4,597 miliardi (è stata così assegnato il quantitativo massimo), mentre l’undicesima tranche del Btp 2021, offerto tra 2 e 3 miliardi, ha visto domande pari a 3,7 miliardi (in questo caso sono stati assegnati 2,697 miliardi).
In entrambi i casi i rendimenti sono saliti, toccando rispettivamente il 4,80% (nuovo massimo dal luglio 2008, in crescita dell’1,12% rispetto all’asta precedente) e il 5,77%, con prezzi di aggiudicazione pari a 98,67 per i titoli triennali ed a 92,85 per quelli a dieci anni. Subito dopo che sono stati resi noti i risultati dell’asta, lo spread tra Btp e Bund sulla scadenza decennale ha toccato quota 335 punti base (dai 310 punti base di ieri sera), ormai a un passo dal record storico di 347 punti base toccato nelle scorse settimane.
Appena più tranquilla, ma sempre con un deciso rialzo dei rendimenti, la situazione sul fronte dei titoli a tasso variabile: la tredicesima tranche dei CctEu scadenza 15/12/2015 a fronte di un’offerta tra i 500 milioni e il miliardo (assegnati 840 milioni) ha visto richieste superiori agli 1,5 miliardi con un rapporto di copertura di 1,79. In questo caso il prezzo di aggiudicazione è stato pari a 91,92, per un rendimento annuo lordo del 4,58% (l’1,2% più dell’asta precedente).
Infine la settima tranche dei CctEu scadenza 15/04/2018 (anche in questo caso offerti tra 500 milioni e un miliardo, ma ne sono stati assegnati 930 milioni) ha registrato 1,635 miliardi di richiesta (rapporto di copertura pari a 1,76) e un prezzo di aggiudicazione di 88,30, pari a un rendimento annuo lordo del 4,65% (+1,27% rispetto alla tranche precedente).
Il momento attuale si conferma dunque particolarmente delicato, tanto più che alcune agenzie di rating hanno già fatto capire che ai loro occhi la manovra correttiva varata dal governo italiano non servirà ad evitare nuove “strette” fiscali a medio termine se non sarà accompagnate da misure in grado di ridare slancio all’economia e rendere pertanto sostenibile sia la spesa sia le misure restrittive stesse. Nelle condizioni attuali si tratta di un rebus di difficile soluzione che potrebbe indurre a qualche misura “a sorpresa” come fu la patrimoniale sui depositi varata dall’allora premier Giuliano Amato nel luglio del 1992.
Anche per questo il consiglio non può che essere ancora una volta quello di cercare di mantenersi liquidi, evitando titoli a scadenza troppo lunga e dunque con duration elevata, che maggiormente risentirebbero (in negativo) di eventuali ulteriori rialzi dei tassi di mercato, cercando di parcheggiare la liquidità in conti correnti denominati in valute forti come franco svizzero, corona svedese o dollaro australiano per cercare di recuperare gli eventuali scivoloni dell’euro. Preparandosi all’eventualità che quest’estate possa portare con sé qualche ulteriore dispiacere per i contribuenti e risparmiatori italiani e non solo.
Luca Spoldi



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