Articolo 18/ Damiano (Pd): "Sto con la Cgil. Ichino dà ai padri e toglie ai figli"

Martedì, 20 dicembre 2011 - 12:58:41
cesare damianoCesare Damiano

Se il giuslavorista del Pd, Pietro Ichino, invita a non allarmarsi troppo per l'articolo 18 visto che in base al contratto unico cui fa riferimento il ministro Fornero la tutela  si applicherebbe "a tutti i nuovi rapporti di lavoro dipendente, in materia di licenziamenti discriminatori e la norma raddoppierebbe così il campo di applicazione", non è dello stesso parere il compagno di partito ed ex titolare del Welfare, Cesare Damiano.

 "Sotto la formula, ormai di successo, del contratto unico si celano diverse interpretazioni e proposte", spiega ad Affaritaliani.it. il capogruppo democratico nella commissione Lavoro della Camera. "C'è il contratto unico stile Fornero, come spiega lei stessa sul Corriere delle Sera di oggi. Solo che il ministro prima allude a toccare l'articolo 18 anche per coloro che sono attualmente al lavoro e poi, nella stessa intervista, allude anche al fatto che Monti è contrario a questa modifica. Insomma, bisognerebbe capire meglio. Poi c'è la formula Ichino che prevede di mantenere l'articolo 18 per i padri e di toglierlo ai figli.  Poi, ancora, esiste una proposta dell'onorevole Madia, che io ho firmato alla Camera, che prevede un periodo di prova fino a un massimo di tre anni, durante il quale il lavoratore è licenziabile perché si tratta di un contratto a termine, superato il quale se si viene assunti si è stabilizzati e si ha l'articolo 18. Infine ci sono le formule di Tito Boeri e Pietro Garibaldi, tradotte in legge dal senatore Merozzi, che sono una variante sul tema".

"Semplificando - continua Damiano - la formula Ichino mantiene l'articolo 18 ai padri ma non lo estende ai figli che diventano licenziabili; la formula Damiano lo mantiene ai padri e lo estende ai figli quando, superato il periodo di prova, diventano stabili; la formula del governo non si sa quale sarà..."

La levata di scudi dei sindacati? "La condivido, perché mi pare che non sia questo il problema da cui partire. Non è una priorità: non si fa cassa con l'articolo 18. E' falso sostenere che la sua abrogazione favorirà l'occupazione. Come sappiamo: il 90% delle imprese italiane al di sotto dei 16 dipendenti, dove l'articolo 18 non si applica, sono imprese nelle quali si assume prevalentemente con i contratti precari".

Infine Damiano sceglie Affaritaliani.it per dare la sua ricetta in 7 punti: "La formula che io prediligo è: 1) disboscare i contratti precari, come avevo fatto da ministro; 2) reintrodurre la protezione dai licenziamenti in bianco, soprattutto per le giovani donne che diventano madri, che io avevo introdotto e Sacconi ha cancellato; 3) come ha fatto giustamente il governo, attuare uno sconto Irap alle imprese che assumono stabilmente giovani e donne e, aggiungerei, gli over-50; 4) adottare il contratto unico di inserimento formativo: tre anni di periodo di prova e poi stabilizzazione con l'articolo 18; 5) riformare il processo del lavoro rendendo le cause per licenziamento rapide, con una corsia preferenziale che in pochi mesi arrivi a conclusione dando certezze a imprese e lavoratori; 6) riformare gli ammortizzatori sociali: ci vogliono molte risorse e spero che il governo le abbia messe da parte per migliorare le protezioni per il tempo della recessione; 7) occuparsi di quei lavoratori in mobilità, con accordi dopo il 4 dicembre, dei lavoratori esodati dalle Poste, dei lavoratori soprannumerari per effetto della fusione degli enti previdenziali, dei lavoratori che si sono licenziati perché certi di andare in pensione con la quota 96-97 di Damiano e che si vedono spostare il traguardo della pensione di 3, 4, 5 anni e non sono coperti dalla riforma Fornero. A questi lavoratori si deve garantire il diritto di andare in pensione con le vecchie regole, altrimenti rimarranno per anni senza pensione né stipendio né indennità di mobilità nè tutele sociali. Questo è il mio progetto".



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