Antonveneta/ Appello conferma condanna 3 anni e 6 mesi a fiorani

Martedì, 16 novembre 2010 - 19:58:00

Fiorani

La Seconda Corte d'Appello di Milano ha confermato la condanna a 3 anni e 6 mesi emessa dal Tribunale di Lodi nei confronti dell'ex Ad di Bpi
Giampiero Fiorani. L'accusa contestata era quella di falso in bilancio.

Oltre alla conferma della pena come aveva chiesto il sostituto procuratore generale Sandro Celletti, Fiorani è stato condannato a versare 10 mila euro ciascuno a una dozzina di piccoli azionisti che si sono costituiti parte civile. "È una sentenza che non riesco a capire - ha detto uno dei suoi difensori, l'avvocato Cesare Cicorella - perchè i punti interrogativi che abbiamo posto sono enormi e a parere mio superabili. Ricorreremo in Cassazione». Fiorani aveva già patteggiato una pena di tre anni e tre mesi di carcere solo per appropriazione indebita nell'ambito della vicenda sul tentativo di scalata ad Antonveneta, vicenda per cui è comunque sotto processo per aggiotaggio. Sempre davanti ai giudici milanesi l'ex banchiere di Lodi aveva inoltre patteggiato altri sei mesi, convertiti in 18 mila euro di multa, per la tentata scalata a Bnl ed è imputato nel procedimento per la bancarotta di Hdc, la società il cui titolare era Luigi Crespi e che è fallita. In più ci sono una seria di processi in corso in altre città, tra cui Roma.

"Sono cause - ha proseguito il legale - a parer mio già segnate da una serie di ragioni anche politiche. In quella di oggi non c'è stato alcun danno alla banca". L'inchiesta per cui oggi Fiorani si è visto confermare la condanna riguarda una serie di omissioni nei bilanci 2003 e 2004 commesse "con l'intenzione di ingannare i soci e il pubblico, al fine di conseguire per sè o altri un ingiusto profitto". Dalle indagini risultava che non sarebbero stati esposti l'effetto contabile e i rischi connessi a una serie di operazioni sui derivati e su titoli azionari, nascondendo così le perdite che si sarebbero aggirate a oltre 214 milioni di euro e facendo figurare una solidità patrimoniale in realtà inesistente. Lo scopo, come si legge nel capo di imputazione, era di "perseguire una strategia di sviluppo del gruppo creditizio ingiusta e illegittima" per consentire di "portare a termine importanti operazioni di espansioni quali l' acquisizione" di Antonveneta. Oltre al danno per i soci e i creditori, le perdite di bilancio avrebbero influito sulla situazione patrimoniale e portato a un aumento di capitale di 1,5 milioni necessario non solo per sostenere la tentata scalata ad Antonveneta e ripianare il buco, ma anche per rimediare al deprezzamento dell'azione di Bpi.
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