Anche Fitch declassa l'Italia/ Decisione annunciata, dopo il downgrade da parte di Standard & Poor's
Dopo il downgrade dell'Italia da parte di Standard & Poor's, Fitch - la piu' piccola delle 'tre sorelle' del rating e l'unica ad avere nell'azionariato capitali europei (per la precisione, francesi) - ha confermato la decisione di tagliare il rating dell'Italia. Decisione che era stata ampiamente preannunciata.
Il 10 gennaio, il capo della divisione rating sovrani di Fitch, David Riley, parlo' di una "significativa possibilita'" di un declassamento di Roma. "Una cosa che aiuterebbe l'Italia, ma che e' al di fuori del nostro controllo immediato, e' un'assicurazione sulla crisi di liquidita', il che significa di base che serve un 'muro di protezione'" - aveva spiegato Riley incontrando la stampa a Londra - In questo momento non lo abbiamo e questo e' motivo di seria preoccupazione per quanto riguarda l'Italia. E' una delle ragioni per le quali abbiamo messo l'Italia sotto osservazione con implicazioni negative ed e' una delle ragioni per le quali c'e' una significativa possibilita' che, una volta conclusa la revisione, il rating dell'Italia cali".
Appena il giorno successivo Riley era tornato sullo stesso punto invitando la Bce a rafforzare il suo programma di acquisto di titoli di stato dell'Italia per evitare un "catastrofico" collasso dell'euro. "E' difficile pensare che l'euro potra' sopravvivere - aveva aggiunto Riley - se l'Italia non dovesse farcela". L'Italia, aveva concluso, e' politicamente ed economicamente troppo importante per essere lasciata fallire, ma "si puo' anche sostenere che e' troppo grande per essere salvata". Il 17 gennaio, Riley aveva confermato che l'Italia insomma era "a rischio". E il giorno successivo, cioe' il 18 gennaio, Alessandro Settepani, il senior director di Fitch, aveva previsto un "possibile taglio di due note" del rating sovrano. La revisione insomma era nell'aria, e basata, come aveva preannunciato, "sui livelli dei finanziamenti e sulla crescita economica".


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