Crisi/ Alla Community Alumni Mip, la ricetta di Carlo De Benedetti

Mercoledì, 29 luglio 2009 - 11:50:00

Di Bruno Lodi - www.alumnimip.it

LO SPECIALE DI AFFARI

Editoria/ De Benedetti agli ex allievi del Politecnico: "Valutiamo il sito a pagamento di Repubblica"

E De Benedetti annunciò: pronto il condono fiscale

Grande pomeriggio lo scorso 24 giugno in occasione del nostro Summer Gala Dinner, quando l'Ing. Carlo De Benedetti, accompagnato dal Prof. Francesco Daveri ed introdotto dal Prof. Uberto Bertelé (che poi ha moderato il dibattito con i presenti) ha raccontato a circa 200 diplomati e diplomandi MIP e ad un centinaio di ospiti (provenienti dal mondo del business e dalla Faculty) il suo punto di vista sulla crisi attuale, sulle prospettive future e su come l'Italia potrà uscire da questa situazione.

L'intervento, che ha preso spunto dal libro Centomila punture di spillo recentemente pubblicato da De Benedetti e Rampini assieme allo stesso Daveri, è partito dai drammatici dati operativi delle aziende in cui l'Ingegnere è presente (- 22% i ricavi della stampa, - 35% quelli dell'automotive, etc.), e dalle altrettanto gravi informazioni macroeconomiche (- 5,5% per il PIL, debito al 115%, etc.) per affermare che, se il 2009 è stato e sarà devastante, il 2010 rischia di essere solo "non peggiore", mentre per tornare ai livelli del 2007 bisognerà attendere il 2012.

MIP

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A fronte di tutto questo De Benedetti denuncia, in modo molto diretto e senza alcun filtro di diplomazia, una politica italiana che poco potrebbe fare, ma ancor meno fa, ed un paese ingessato, socialmente e culturalmente, di fronte ad un mondo che sta radicalmente cambiando ed in cui l'Occidente non è più baricentrale: una situazione che rischia di impedirci di ripartire, quando dalla crisi si potrà uscire.

Che fare, dunque? Secondo De Benedetti, tre / quattro sono le cose da fare, che si possono fare davvero:

- salvaguardare l'attuale stabilità sociale attraverso meccanismi che ammortizzino gli effetti della crisi sui ceti deboli, anche a costo di aumentare la spesa ed il debito pubblico (come in effetti stanno facendo tutti i paesi occidentali);
- ridurre oggettivamente la spesa corrente, riformando ed automatizzando la Pubblica Amministrazione;
- scongelare culturalmente e socialmente il Paese, iniettando in esso la cultura della mobilità (e, se vogliamo, del rischio), e riformando radicalmente tutti i meccanismi di gestione del mondo del lavoro (agire sulle sole pensioni non basta, se non si modifica tutto il contesto);
- fare leva sui talenti italiani che il mondo ci riconosce (buon gusto e stile di vita; alta qualità percepita ed alta gamma) per far ripartire il sistema.


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Gli interventi dal pubblico (di M. Giorgino, P. Marenco, M. Formento ed altri) hanno permesso a De Benedetti di ribadire tutti questi concetti, aggiungendo anche alcune idee per il futuro (che sono state delle vere "chicche": fra esse quella di passare a pagamento le pagine WEB di informazione gestite dal suo gruppo, utilizzando i processi di micro pagamenti già disponibili, usati pr esempio da e-Tune), e specificatamente per l'università, a cui si deve chiedere di lavorare di più sull'educazione permanente delle persone, per mantenerne il valore.

In sintesi, quindi, quello di De benedetti è stato un intervento connotato da un forte "pessimismo della ragione" ma anche da un altrettanto forte "ottimismo della volontà e della speranza": c'è molto da lavorare, per tutti, ed il breve periodo si preannuncia di "lacrime e sangue", ma c'è sicuramente modo per uscirne, come Paese, e per avere, dopo, una struttura industriale più forte e qualitativa.

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