Alitalia, pubblicità con sorpresa
Nuove pubblicità Alitalia sui giornali: “Voli in Italia andata/ritorno da 39 euro”. Evviva!!! La nostra compagnia di bandiera ha deciso di fare concorrenza alle low-cost, evidentemente anche in questo modo si pensa di risanare i bilanci e rilanciare l’azienda.
Vero? No, falsissimo!
Perché i 39 euro sono solo uno specchietto per le allodole: subito sotto infatti ci sono le aggiuntine…
+ tasse aeroportuali e sicurezza bagaglio;
+ 60 euro fuel surcharge;
+ servizio vendita fino a 10 euro.
Il che, a conti fatti, significa che per poco che costi, il nostro biglietto a/r per le destinazioni italiane supererà comunque i 120/130 euro.
Allora: ognuno può vendere i biglietti al prezzo che crede. Ma nessuno ha diritto di ingannare i consumatori! Lo scorso anno, con una pubblicità simile, i vertici dell’azienda si erano giustificati in maniera imbarazzata davanti agli inviati della trasmissione di Italia 1 “Le Iene”.
Discorso a parte merita la “fuel surcharge”, la tassa extra sul carburante introdotta in seguito al caro petrolio: in primis non si capisce perché esista (è come se un benzinaio vendesse la Super a 25 centesimi… + 1 euro di fuel surcharge). E poi, com’è che Alitalia mette un prezzo nettamente superiore a quello delle altre compagnie? Che le società petrolifere vendano il carburante a prezzi maggiorati alla nostra cara compagnia di bandiera?!? Mah.
Sarebbe necessario un intervento serio sulla pubblicità ingannevole, un intervento che imponga alle compagnie aeree di pubblicizzare i prezzi reali, comprensivi cioè di tasse, soprattasse, spese e quant’altro (come già fanno molte low-cost). Perché dal panettiere la michetta costa 30 centesimi. Mica 10 + (in piccolino) 20 cent di “farina surcharge”…



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