Alitalia/ Air France non ha fretta di salire nel capitale di Cai, in vista tagli all’offerta di voli transatlantici
Non c’è pace per Alitalia: la “nuova” compagnia emersa dopo il salvataggio che ha visto una cordata di “imprenditori coraggiosi” riuniti in Cai rilevare la parte “sana” della compagnia, fonderla con Air One e far entrare Air France-Klm nel libro soci col 25% (e diritto di prelazione sulle restanti quote) ha chiuso per il terzo anno consecutivo in rosso, per 169 milioni di euro, mentre non si placano le polemiche per il mancato ricorso al personale in cassaintegrazione come invece originariamente previsto dal “lodo Letta” (la compagnia di fatto preferirebbe assumere nuovo personale con contratti a breve termine, assorbendo solo molto lentamente gli addetti in cassa integrazione, che rischierebbero in alcuni casi oltre la definitiva perdita del posto di lavoro di non raggiungere neppure i requisiti previdenziali minimi alla scadenza della cassa integrazione medesima).
Cresce così, secondo voci di corridoio raccolte da Affaritaliani.it, una certa insofferenza tra i soci italiani che per quanto formalmente compatti starebbero di fatto valutando quando e come uscire. Da parte sua Air France non sembra avere fretta di acquistare: la compagnia francese ha svalutato la propria quota di 40 milioni di euro, portando il valore della partecipazione da 338 milioni (del 31 marzo 2010) a 298 milioni (a fine marzo scorso, data in cui la compagnia transalpina chiude il bilancio). Secondo quanto si legge nel bilancio di Air France la svalutazione farebbe riferimento per 31 milioni al contributo negativo dei risultati di Alitalia e per 9 milioni all'adeguamento della quota al “fair value”.
Sempre da parte francese il numero uno di Air France, Pierre-Henri Gourgeon (subentrato alla guida dell’aerolinea transalpina nel 2008 come successore di Jean-Cyril Spinetta, promosso presidente e Ceo di gruppo), ha messo le mani avanti, precisando che non sarà possibile un incremento della partecipazione l’anno venturo ma solo dal 2013, prima data in cui sarà possibile (4 anni dopo la firma degli accordi del 2009 che portarono all’ingresso dei francesi in Cai) esercitare l’opzione call su ulteriori titoli dell’aerolinea italiana. Del resto le prospettive del business restano incerte, come dimostra la decisione di Delta, Air France-Klm e Alitalia di ridurre dell’8% la capacità offerta sui voli transatlantici, una “limatura” destinata a entrare in vigore a fine ottobre prossimo, giustificata con l’incertezza della domanda e l’incremento del costo del carburante.
Ma proprio i voli transatlantici (che da soli hanno generato lo scorso anno ricavi pari a 10 miliardi di dollari per le quattro aerolinee) sono finora stati indicati come i più redditizi, mentre sul piano nazionale la decisa smentita di ogni possibile partnership “industriale o societaria” con Meridiana Fly (ieri salita in borsa per i rumors di una possibile fusione ed oggi altrettanto rapidamente scesa dopo la smentita) lascia l’ex compagnia di bandiera in una condizione di “splendido isolamento” che forse piace meno di quanto si voglia fare credere per primo proprio agli azionisti tricolori.
Luca Spoldi



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