Alitalia/ Ritorno della Cai? Chi glielo fa fare?
Di Giuseppe Morello
Dopo il ritiro dell’offerta Cai tutti sperano che si torni al tavolo e che Colaninno ci ripensi. È probabile? Molto poco, ma le cose stanno peggio. C’è una remota possibilità che la cordata riveda la sua posizione a patto che i sindacati (autonomi e Cgil) accettino le condizioni di Cai senza ulteriori pretese. Ma nemmeno questo basterebbe, perché nostre fonti in Cai ci avvertono che alcuni dei partecipanti alla cordata (Fossati e Atlantis per esempio, ma anche altri) nemmeno di fronte al pentimento sindacale sarebbero disposti a ritornare in partita, approfittando della rottura della trattativa per uscire da un investimento nel quale erano entrati di malavoglia e tirati per i capelli.
Se quella della Cai non è spudorata tattica, le ultime vicende dimostrerebbero che l’investimento in Alitalia non era poi un “regalo del governo”, come molti hanno cercato di farlo passare. Se Colaninno e soci scappano, forse il boccone non è così ghiotto. Comprensibile dunque che molti degli imprenditori della cordata pensino grosso modo questo: chi me lo fa fare a investire denaro e tempo per infognarmi in una dannatissima rogna e in un’azienda che rimarrà ostaggio dei sindacati? Chi me lo fa fare a prendermi insulti per strada e a sentirmi dare dell’avvoltoio per un’operazione nella quale non volevo nemmeno entrarci, visto tra l’altro che un giorno sì e l’altro pure c’è Di Pietro che minaccia di denunciarmi alla Corte dei Conti, mentre Epifani, prigioniero di logiche interne al sindacato, si assume la responsabilità di fare da paravento degli autonomi?
Già, chi glielo fa fare? E meno male che era un regalo.



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