Il commento/ Affari Fiat fransè

Sabato, 11 febbraio 2012 - 11:11:00

di Sergio Luciano

Se fino a ieri ce n'erano dubbi, oggi non è più logico nutrirne: la Peugeot (Psa) e la Fiat sono fatte per sposarsi. “Per noi case automobilistiche francesi”, hanno detto Denis Martin della Psa e Carlos Tavares della Renault alla Commissione affari economici del Senato, “produrre in Patria è sempre meno conveniente, soprattutto per il cosiddetto segmento B, quello delle utilitarie”. Proprio le stesse cose che ripete Sergio Marchionne, lìder maximo del gruppo Fiat-Chrysler. Proprio le stesse giustificazioni a coprire il vero problema, cioè la mancanza di prodotti di alta gamma che invece hanno Bmw e Volkswagen e che consentono loro, nel mix, di produrre a manetta anche nella costosissima Germania vetture di tutte le cilindrate. I francesi, come Marchionne, ce l'hanno con il cosiddetto “segmento B”, le auto come la Punto, che pure li hanno resi ricchi ma che non imbroccano più (in questo la Fiat va meglio).

E coprono la loro mancanza di programmazione e capacità progettuale con l'argomento dei costi di produzione: come nel caso della Renault Clio che se prodotta in Francia costa 1300 euro in più a esemplare di quelle prodotte in Turchia... “Non possiamo immaginare che tutte le nostre fabbriche in Francia sopravvivranno”, è stata la conclusione, perchè c'è un'ipercapacità produttiva. E' su questa base perdente, insomma, che stanno pian piano prendendo corpo i colloqui Fiat-Peugeot: due debolezze che s'uniscono, non tanto per crescere quanto per sopravvivere, mettendo a fattor comune un po' di costi, saturando gli impianti, tagliuzzando qua e là. Ricerca, nuovi modelli, nuovi carburanti? Libro dei sogni: d'altronde, non fu la Fiat a (s)vendere per 150 milioni di euro alla Bosch il suo straordinario brevetto Common rail, che ha poi motorizzato tutti i diesel del mondo? E non lavorava forse in Alfa Romeo Walter da Silva, mago mondiale del design automobilistico, lasciato andare “spintaneamente” sotto le tende del gruppo Volkswagen, come qualche altro “golden boy” torinese?

La verità è che produrre belle auto d'alta gamma è difficile, e non è mai stato “nel dna” Fiat né di Psa o Renault. Come pure non è loro mestiere sovvertire i metodi produttivi: e l'innovativa catena di montaggio a basso costo, brevettata dalla De Tomaso, se la sono appena comprata gli indiani. Peccato. Ah, e perchè poi a sposare Fiat potrà essere più Psa che Renault? Perchè se non altro quest'ultima ha già assorbito la Nissan il che le dà uno sfogo internazionale che alla “cugina” manca del tutto.



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