Adr/ Aeroporto di Singapore acquista il 5% di Gemina

Lunedì, 1 marzo 2010 - 16:29:00

L’interesse di Changi Airport International, gestore dell’aeroporto di Singapore controllata dal fondo sovrano GIC, per gli Aeroporti di Roma (AdR, controllato indirettamente dal gruppo Benetton, di cui lo stesso GIC è socio nella holding Sintonia) era noto da tempo, ma qualche indecisione tra i soci di Gemina, la holding cui fa capo il controllo del gestore dei due scali romani di Fiumicino e Ciampino, aveva rallentato un ingresso preannunciato per fine anno.

Di recente (metà febbraio scorso) i cinesi sembravano aver voluto rompere gli indugi ufficializzando una trattativa col fondo Clessidra per l’acquisto della quota del 2,7% di Gemina in mano al fondo guidato da Claudio Sposito attraverso Laura Dieci, operazione che avrebbe consentito a Changi Airport di entrare a far parte del patto parasociale “come partner industriale e instaurare un rapporto di collaborazione con Aeroporti di Roma su aspetti di natura tecnica”.

Lauro Dieci è stato il veicolo con cui Clessidra, già socia con Banca di Roma (ora gruppo UniCredit) di Miotir (la holding appartenuta ai Romiti che controllava il 29,35% di Gemina, a cui fa capo il 95% di AdR) ha continuato ad essere presente nel capitale della società (nel frattempo ribattezzata Investimenti Infrastrutture) una volta che questa è finita nel perimetro di consolidamento di Sintonia (la holding dei Benetton dove sono concentrate le partecipazioni in infrastrutture come Atlantia ed Eurostazioni).

Dopo la conclusione dell’aumento di capitale da 36,18 milioni di euro e la scissione parziale della stessa Investimenti Infrastrutture  Clessidra e UniCredit hanno ricevuto in cambio delle proprie partecipazioni (9,32% e 4,58% rispettivamente) una quota del 2,736% e dell’1,344% di Gemina, trasformando la partecipazione nel gestore aeroportuale da indiretta a diretta (partecipazione che nel caso di UniCredit risultava salita al 2,07% secondo le ultime comunicazioni Consob).

La nota di Changi tuttavia precisa che il gruppo di Singapore ha acquistato una quota “strategica” pari al 5% di Gemina per 100 milioni di dollari di Singapore (circa 52 milioni di euro). Con questo investimento, il maggiore finora mai effettuato dal gruppo, Changi Airport diventa “il primo operatore asiatico a investire su aeroporti europei con un ruolo sostanzialmente strategico”, come ha commentato il presidente esecutivo della società, Lee Seow Hiang.

Una quota superiore di circa il 2,26% ai titoli in possesso di Sposito (e di uno 0,9% anche alla somma delle partecipazioni di Clessidra e UniCredit), così in borsa stamattina la domanda ricorrente era: chi ha venduto ai cinesi un altro 2% abbondante di Gemina? Domanda a cui qualcuno aggiungeva malizioso: e la Consob che fa, visto che oltre il 2% scatta l’obbligo di comunicare acquisti e vendite di partecipazioni che a quel punto sono considerate rilevanti e che sin da sabato scorso si sono diffuse indiscrezioni di stampa sull’operazione?

Il piccolo “giallo” si è risolto solo dopo pranzo, quando una segnalazione della stessa Consob ha sottolineato come Changi abbia effettivamente acquistato sul mercato (attraverso Equita Sim come anticipato dal Sole24Ore) il 2,45% di Gemina a far data dallo scorso 18 febbraio (quindi subito dopo la conferma delle trattative con Clessidra). La quota in mano a Changi sarebbe dunque del 5,19% circa.

A questo punto se due più due fa quattro all’interno di quel 2,45% dovrebbe esservi il circa 2% in mano ad Alessandro Profumo, mentre nessuno degli altri soci di Gemina (oltre a Edizioni, che al 25,27% di Investimenti Infrastrutture somma il 4,96% di Sintonia, risultano tra gli azionisti di maggioranza la Sito Finanziaria di Silvano Toti col 12,26%, le Generali col 2,88% Mediobanca col 12,66% e Fondiaria-Sai col 3%) dovrebbe aver ceduto titoli.

Il che spiega come mai in borsa la notizia non abbia causato particolari reazioni né al titolo Gemina (+0,7% a circa 64 centesimi per azione rispetto ai 71 centesimi pagati da Changi per i titoli comprati tramite Equita, mentre Sposito avrebbe spuntato un prezzo migliore, 75 centesimi per azione) né ad alcun altro dei protagonisti di questa vicenda.

Luca Spoldi

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