Addio Pd/ Massimo Calearo ad Affari: "Mai con il Cav. Non sono peronista"
Quali sono state le battaglie che l'hanno appassionato di più?
"Mi sono battuto molto contro lo scudo fiscale perché credo che alle piccole e medie imprese non freghi niente. Ho cercato di sostenere, preparando anche un emendamento ad hoc, l'industria orafa. Mi sono battuto per il made in Italy e su tutti quegli aspetti che interessano le Pmi e l'industria in generale. Ho cercato di ridurre il peso della burocrazia. Voglio che le Province siano abolite. Ee è su questo filone che continuerò a lavorare. L'entusiasmo non mi manca. Rimane, perché, per fortuna, non ci sono più le ideologie".
Quand'è stato il momento preciso in cui ha avvertito che la sua esperienza nel Pd era terminata?
"Durante le primarie. Quando sentivo che Bersani avrebbe vinto. Poi martedì scorso, il giorno dopo il cambio di segreteria, sono entrato alla Camera e, subito dopo essermi seduto, ho sentito che quello non era più il mio posto. Appartenevo a un'area diversa. Non era più il Pd di prima. Era palpabile nell'aria: gli interventi fatti, le battute. Era evidente che il partito ormai si è spostato a sinistra. Ho provato disagio. E io che sono un uomo di impresa, ho bisogno di andare avanti".
Il suo prossimo interlocutore politico, allora, sarà Berlusconi? Va con il Pdl?
"Siamo matti? Non ci penso nemmeno. Nella maniera più assoluta. Ho scelto di andare nel gruppo misto".
Ma in passato lo ha stimato...
"Certo, è una persona molto intelligente. E' un genio, c'è poco da fare. Un conto, però, è stimarlo, un altro è condividerne il percorso. Rimango una persona democratica e liberale. Non sono un peronista".
Sarà d'accordo con Rutelli, infine, che "il Pd non è mai nato"?
"Non posso giudicarlo io. Sono un neofita della politica e, al momento, sono capace solo di fare l'imprenditore. Son più d'accordo con Veltroni quando dice che se il Pd diventerà il Pds, morirà. Fino ad ora, il bilancio complessivo della mia esperienza parlamentare è positivo. Soprattutto dal punto di vista personale".
Andrea Deugeni



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