Addio Pd/ Massimo Calearo ad Affari: "Mai con il Cav. Non sono peronista"
Quale?
"Quello di Centro-sinistra socialdemocrato. Che poi, forse, è la base del Pd di Sinistra. Sono convinto, ma non solo
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Oltre 17 mesi di presenza in Parlamento, a Roma. Si sarà creato molti contatti...
"Ci sono sempre andato. Dal martedì al venerdì. Andavo, poi, quando ci lasciavano andare, perché quest'ultima settimana i deputati hanno fatto cassa integrazione: la forte leadership di Berlusconi, di fatto, ha svuotato il Parlamento dei propri poteri. Alla Camera ho fatto lobby nel senso che ho conosciuto tanta gente e ho continuato a mantenere i miei contatti del mondo confindustriale e della politica. Il tutto per portare avanti il mio progetto politico".
E poi cos'è cambiato?
"A un certo punto ho sentito che non potevo più condividere la nuova fase politica del Pd e avevo deciso di tornare a fare l'imprenditore a tempo pieno. Che è la cosa che mi piace di più. In questo passaggio politico, però, ho condiviso questo pensiero con un po' di persone che mi hanno fatto notare di aver votato me alla Camera, ma un esponente del Pdl al Senato. Tenendo fede alla loro vecchia appartenenza politica. E, quindi, mi hanno chiesto di rimanere nel gruppo misto, perché mi hanno detto di aver bisogno di uno che rappresenti il mondo delle piccole e medie imprese. E pensare che oggi c'è qualche vergine filippina che in Veneto dice che dovrei lasciare il seggio a uno del Pd".
A chi si riferisce?
"Alla candidata segretaria del Pd del Veneto che è una filippina. Io resto, non mollo. Confortato dall'appoggio di chi mi ha sostenuto in questo momento e dalle parole del cardinale Ruini che oggi su tutti i giornali dice che se uno non si sente più rappresentato da un partito, deve cambiare schieramento. Condivido ".
Con chi ha legato di più all'interno del suo partito?
"Ho una stima infinita di Bersani. Credo che sia una delle persone che più mi ha capito. Certo, abbiamo due modi diversi di veder le cose, ma essendo un pragmatico come me, siamo in grado di dialogare. Mi ha fatto molto piacere ricevere una telefonata di Piero Fassino. Una persona per bene che mi ha compreso e che ha chiesto di verdermi presto. Ho legato anche con Franceschini, Soru e tanti altri parlamentari appena eletti. Molti mi hanno fatto i complimenti, confessandomi di avere avuto il coraggio che a loro manca".
Come mai, però, arriva alla guida del Pd il più riformista ed attento all'economia all'interno del partito e Calearo se ne va...
"Lui a me piace da morire, ma sono i suoi compagni di arma che non vanno bene. I vari governatori del Sud del Paese, i vari uomini di sistema che riporteranno il Pd verso il Pds. Bersani rimane un grande".
Chi ha in mente?
"Ce ne sono tanti in Parlamento che sono comunisti e restano tali. Potrei parlarne per mezz'ora. Gente che in passato ha vissuto un'esperienza di un comunismo di governo e che riporteranno il Pds. Il Pd si trasformerà in un cattocomunismo".



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