Addio Pd/ Massimo Calearo ad Affari: "Mai con il Cav. Non sono peronista"

Sabato, 7 novembre 2009 - 15:30:00

Calearo

"Berlusconi è un genio. Andare con lui? Non ci penso nemmeno. Ma siamo matti? Dentro sono un democratico e un liberale. Non un peronista". Massimo Calearo, deputato ed ex presidente di Federmeccanica che ha appena deciso di lasciare il Pd per iscriversi al gruppo misto, sceglie Affari per parlare del suo futuro politico. E racconta i suoi 17 mesi in Parlamento, "dalle battaglie contro lo scudo fiscale che non interessa alle Pmi e la burocrazia, al sostegno al made in Italy e all'industria orafa".

Di Bersani dice di avere "una stima infinita, ma i suoi compagni sono uomini di sistema che porteranno il Pd verso il Pds. La morte del partito voluto da Veltroni". Infine confessa: "Ho ricevuto moltissime telefonate. Oltre a quella di Piero Fassino, che mi ha fatto molto piacere, anche quelle di moltissimi neo eletti che mi hanno detto di aver avuto il coraggio che a loro manca..."


L'INTERVISTA

Ha lasciato il Partito Democratico. Com'è maturata la sua delusione?
"A febbraio 2008 Veltroni mi ha telefonato e mi ha chiesto di entrare nel Pd. Mi ha convinto prospettandomi un progetto di ampio respiro, all'americana. Di un partito di governo, bipolare. E su questo mi sono impegnato. Anche se, per me, non è stato facile".

Perché?
"Sono uno che viene da una terra fatta di piccole e medie imprese, sono stato presidente della Federmeccanica e della Confindustria Vicenza. E non ho mai votato a Sinistra. Veltroni, però, mi ha convinto con la bontà del suo progetto. Avevo appena concluso la lunga trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici in cui mi ero reso conto che per sostenere l'economia del Paese è fondamentale siglare il grande patto di produttori fra capitale, lavoro e Governo. E con Veltroni ho condiviso proprio quest'idea".

E poi cos'è successo?
"Non abbiamo vinto le elezioni. Esito abbastanza scontabile, avendo in previsione di schierare Visco come ministro e i Verdi e Rifondazione all'interno di un'eventuale coalizione di governo. La formula Prodi aveva già stancato gli elettori. Non è certo con i Dico o con l'indulto, poi, che si risolvono i problemi dell'Italia". 

Quindi, già ad aprile 2008 una certa delusione...
"Assolutamente no. Mi son detto: 'Benissimo, abbiamo perso. Allora, bisogna far capire il progetto alla gente. Lavoriamoci, cercando di costruire questo grande partito di alternanza'". 

L'idea di Veltroni non è stata compresa fino in fondo, dunque. E' questo il motivo della scarsa leadership del Pd?
"Era un'idea a cui credo ancora, ma troppo evoluta per l'Italia. La scelta fatta da Bersani si rivolge solo a una certa parte dell'elettorato".

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