Addio crisi/ Esercenti e consumatori vedono rosa
| Addio crisi/ A luglio la fiducia dei consumatori schizza ai massimi da novembre 2007 |
L'istituto di ricerca ha raccolto 580 interviste via web (CAWI), autocompilate spontaneamente da un campione rappresentativo dell’intero universo della piccola e grande distribuzione nazionale.
Insomma, le notizie che arrivano dal fronte dei commercianti cominciano ad essere buone. L’atteggiamento degli adetti alla distribuzione, in particolar modo quello dei più giovani, inizia a delinearsi infatti con una dose maggiore di fiducia; tendenza che conferma ampiamente i dati emersi da numerosi altri studi che Ispo ha condotto in queste ultime settimane presso altri target, quali popolazione, bancarizzati e imprese artigiane.
Gli intervistati si mostrano fiduciosi verso il futuro della propria azienda: il 59% (era il 44% a marzo) si aspetta un miglioramento della situazione economica della propria azienda nei prossimi mesi; per contro, il 41% dei commercianti (era il 56% a marzo) continua a nutrire aspettative negative, e dunque dense di preoccupazione, per il futuro della propria azienda.
Diversa la situazione relativa al comparto del credito al consumo. Rispetto ai dati dello scorso Osservatorio, infatti, si delinea una situazione di complessiva stabilità: è il 23% degli intervistati (era il 24% a marzo) ad avere percepito una crescita - magari contenuta, ma comunque positiva - del comparto negli ultimi mesi, mentre il 54% (il 55% nello scorso Osservatorio) dichiara di avere percepito una qualche decrescita (percentuale ancora più elevata nel Nord Est). Si tratta effettivamente di una percezione corretta: Assofin, infatti, ha di recente reso noto come nel primo trimestre del 2009 il comparto del credito al consumo abbia, per la prima volta negli ultimi 15 anni, registrato un trend negativo, pari a una contrazione complessiva del 10% .
Anche le aspettative per il futuro, sempre relative al comparto del credito al consumo, sono fortemente improntate alla stabilità: la maggioranza relativa del campione (44%, contro il 30% di marzo) si aspetta che il comparto nei prossimi mesi rimarrà stabile; il 30% (il 32% a marzo) si aspetta invece una crescita, per quanto lieve, e il 26% (il 38% a marzo) prevede infine una decrescita.
Tuttavia, permangono importanti elementi di preoccupazione tra i commercianti: l’economia italiana nel suo complesso rappresenta una preoccupazione per l’80% degli intervistati, la diminuzione delle vendite per il 75%. Significativo, ma più contenuto (48%), il livello di preoccupazione per le possibilità di accesso al credito e per il livello occupazionale, in relazione alla propria azienda.
Si tratta di una contraddizione solo apparente tra l’elevato livello di preoccupazione e l’atteggiamento di gran lunga più ottimista mostrato dai commercianti, in questa rilevazione: evidentemente il futuro rimane fonte di preoccupazione, nonostante alcuni primi segnali di ripresa permettano ai commercianti di iniziare a pensare più in positivo per i prossimi mesi.
In ogni caso, la maggior parte degli intervistati si aspetta che la crisi duri ancora per un anno; leggermente cresciuta (dal 9% di marzo al 14% di oggi) la quota di chi pensa che la crisi possa esaurirsi nei prossimi 6 mesi; e più contenuta (dal 27% di marzo al 19% di oggi) quella di chi invece teme una crisi lunga ancora altri 2 anni.
La crisi e i primi segnali di ripresa
La stragrande maggioranza degli intervistati (il 73% del campione) ha sentito parlare, o ha letto, dei primi segnali di ripresa dalla crisi. In pochissimi (4%), però, sono dell’avviso che il peggio della crisi sia effettivamente passato. La maggior parte del campione (68%) sostiene piuttosto che siano le istituzioni ad avere scelto di iniziare a diffondere messaggi più ottimistici al Paese, mentre il 22% dichiara che è la gente ad avere adottato un atteggiamento più positivo nei confronti della crisi.
Si conferma, da parte dei commercianti, un atteggiamento non soltanto attento alla crisi, ma anche decisamente attivo. Non a caso il 73% degli intervistati reputa molto o abbastanza importante l’iniziativa privata delle singole aziende e persone per uscire dalla crisi.
Tuttavia, l’importanza del ruolo pubblico e istituzionale raggiunge livelli di accordo ancora superiori: è il 91% del campione infatti a sostenere l’importanza delle scelte dei governi per traghettare i Paesi oltre la crisi.



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