Atene non stoppa la ripresa

Sabato, 17 luglio 2010 - 10:00:00


PROMETEIA presenta a Bologna il “Rapporto di Previsione” di Luglio 2010 sulle prospettive di breve-medio termine dell’economia italiana e internazionale.

L’analisi delle crisi finanziarie più acute e complesse del passato evidenzia che sono stati necessari in media sei/sette anni prima di tornare a condizioni di normalità per il settore finanziario e per la crescita ma molti di più per il rientro dal debito pubblico aggiuntivo resosi necessario per temperare gli effetti della crisi. Dall’illusione che questa volta potesse andare diversamente ci ha “svegliato” la crisi della Grecia.

Prima di questa ultima crisi, lo scenario considerato più probabile era di lenta ma progressiva ripresa, accompagnata da politiche monetarie in graduale restrizione dalla fine del 2010 e da politiche di bilancio permissive almeno fino al 2012, in un contesto di relativa stabilità dei tassi di cambio.

La crisi della Grecia ha modificato le aspettative proiettando una pesante incertezza sul futuro delle istituzioni europee con un rapido mutamento nella combinazione delle politiche economiche. In Europa, le politiche di bilancio sono passate da una terapia graduale e tranquilla a una terapia d’urto e immediata, mentre la politica monetaria ha dovuto rivedere i tempi già programmati per l’uscita dagli interventi non convenzionali.

Questo cambiamento ha prodotto il deprezzamento dell’euro mentre negli Stati Uniti l’apprezzamento del dollaro rende più costosi gli aggiustamenti ancora in corso nell’economia reale.

Accelera la ripresa dell’economia reale in un contesto di maggiore incertezza

Per i prossimi anni, tuttavia, non sono mutate le prospettive sull’economia reale che si conferma in ripresa. Il commercio mondiale sta espandendosi a tassi superiori alle attese, favorito dalla crescita del Pil dei paesi emergenti che hanno ormai raggiunto e superato i livelli pre crisi. L’Uem (Italia inclusa) sta amplificando gli effetti positivi di questa espansione grazie al deprezzamento dell’euro e nel 2010-2011 compenserà gli effetti negativi sull’attività economica che le politiche fiscali restrittive eserciteranno. L’economia americana, quella che più deve ridurre la leva finanziaria dei propri operatori, sta procedendo a ritmi di crescita in linea con il suo potenziale.

Ciò che è mutato, invece, è il grado di incertezza sui termini di recupero previsti che si sono allungati. Incertezza che si traduce in una maggiore volatilità dei cambi mentre non può essere escluso il rischio di una nuova fase di crisi dei sistemi bancari, questa volta - in prima istanza - di quello europeo. Le tensioni attuali sui mercati del credito interbancario non sono comparabili con quelle delle settimane successive al fallimento di Lehman Brothers ma in una condizione di precarietà qualsiasi incidente di percorso potrebbe avere effetti amplificativi non prevedibili.

Nel complesso i timori di esiti inflazionistici per i debiti pubblici sembrano temporaneamente rientrati in Europa. Negli Usa sembra prevalere in questo momento qualche timore di deflazione piuttosto che di inflazione. Ma è nei paesi emergenti che i rischi di inflazione sono percepiti come più rilevanti e i timori di eventuali nuove bolle finanziarie o immobiliari non sono del tutto sopiti. In ogni caso, il passo lento delle riforme dei sistemi finanziari, in particolare negli Stati Uniti, è giunto alla fase finale e dovrebbe assicurare qualche riduzione di rischio di nuove fasi di instabilità. Più tortuoso sembra invece il percorso della riforma dei requisiti di capitale per le banche, fermo alla fase dell’analisi d’impatto.

Questa analisi conferma che siamo a metà del guado di questa crisi ma è opinione di Prometeia che nessuna altra fase recessiva sia alle porte.

Accelera la crescita anche in Italia

Lo scenario che si prospetta per l’economia italiana è oggi migliore di quello proposto nel “Rapporto di Aprile” di Prometeia. La revisione della previsione di crescita nel corso del 2010 è significativa: dallo 0.8 per cento di aprile 2010 all’1.3 per cento di questo Rapporto. Per il 2011 ci attendiamo un rallentamento rispetto al 2010 (1.1 per cento): l’effetto della decelerazione della crescita del commercio mondiale si rifletterà in un rallentamento dell’espansione delle nostre esportazioni, cui seguirà una minore crescita degli investimenti che sconteranno gli effetti delle restrizioni di bilancio pubblico sulla spesa per beni e servizi e sul reddito disponibile delle famiglie. La crescita tendenziale prevista si porterebbe dall’1.7 per cento del quarto trimestre 2010 allo 0.8 per cento del quarto trimestre 2011.

Nonostante il rallentamento della crescita, nel corso del 2011 l’occupazione smetterà di cadere e (in modo particolare) il settore industriale ricomincerà molto lentamente ad assumere. In tal modo, dopo aver perso 800 mila posti di lavoro nei tre anni 2008-2010 (728 mila nel settore industriale) nei prossimi tre anni se ne recupererebbero 368 mila nell’intera economia di cui poco più di 100 mila nell’industria. Il recupero di meno della metà dei posti di lavoro persi, grave dal punto di vista sociale, avrà effetti significativi sulla crescita della produttività del lavoro industriale che nel quadriennio 2010-2013 avrebbe un incremento del 13 per cento a fronte di una caduta nel biennio 2008-2009 del 10 per cento.

La formazione di reddito disponibile delle famiglie continuerà, seppur di poco, a scendere, per il terzo anno consecutivo, anche nel corso del 2010 e ristagnerà nel corso del 2011, continuando a penalizzare la crescita della spesa delle famiglie, comunque leggermente positiva grazie a un aumento della propensione al consumo. Dal punto di vista dei saldi finanziari le famiglie italiane non sembrano avere avuto le disponibilità per migliorare la loro posizione finanziaria e forse non hanno nemmeno la necessità di farlo, se confrontate con le posizioni debitorie delle famiglie di altri paesi.

La manovra di bilancio per il prossimo triennio è in discussione in Parlamento e c’è ancora incertezza sull’articolazione definitiva degli interventi. La valutazione compresa nello scenario, necessariamente preliminare, considera solo una parziale realizzazione degli effetti del D.L. 78 rispetto alle stime ufficiali, con un impatto ex-ante sul disavanzo di circa 0.5 punti percentuali del Pil nel 2011 e 0.8 nel 2012 e 2013. L’impulso restrittivo comporterebbe una riduzione del Pil stimata dello 0.2 per cento nel 2011 e 0.3 per cento nel 2012.

Nel biennio 2012-2013 i ritmi di crescita si manterranno modesti, ma comunque in linea con le medie storiche del nostro paese, riportando il prodotto effettivo ai livelli pre-crisi.

Quadro di sintesi della Previsione

 

 

Italia

Uem

Usa

Pil

 

 

 

 

 

2010

1.3

1.1

3.0

 

2011

1.1

1.1

2.6

 

2012-2013

1.2

1.3

2.7

Inflazione

 

 

 

 

 

2010

1.7

1.5

1.8

 

2011

1.6

1.5

2.1

 

2012-2013

1.6

1.6

2.6

Indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche (in % del Pil)

 

2010

5.7

6.4

9.9

 

2011

4.4

5.2

8.1

 

2012-2013

3.5

3.7

6.4

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