Abi/ Scontro tra Passera e Profumo per la poltrona di d.g.
Altro che fatta: la trattativa per la nomina del successore di Domenico Zadra alla guida dell'Abi si fa sempre più complicata. Se fino a qualche giorno fa, infatti, pareva esserci una certa convergenza di tutte le anime dell'associazione su una rosa di nomi molto ristretta, che vedeva in pole Massimo Capuano e Domenico Santececca, ora, secondo quando riferiscono ad Affaritaliani.it fonti interne a Piazza del Gesù, è emersa una profonda spaccatura tra i due maggiori azionisti.
A fronteggiarsi sono infatti il numero uno di Intesa SanPaolo, Corrado Passera, e il collega di Unicredit, Alessandro Profumo. I due manager avrebbero idee diametralmente opposte su chi debba prendere le redini dell'associazione.
![]() Alessandro Profumo e Corrado Passera |
Uno scontro che ricorda un po' le vicende che precedettero la nomina dell'attuale presidente Corrado Faissola, quando a scontrarsi furono la fazione di Profumo e Luigi Abete, poi 'costretta' all'astensione, e quella di Giovanni Bazoli (sostenuto da Mps) che riuscì a spuntarla.
Solo che stavolta la questione è diversa. Perché mentre per una nomina politica come quella del presidente è da mettere in conto una spaccatura tra i diversi azionisti, e quindi anche il fatto che poi il candidato vincente non goda di un appoggio unanime, per una carica dirigenziale come quella del d.g. la comunanza di vedute è necessaria.
L'uomo che guida di fatto l'Associazione delle banche italiane, spiegano ancora le fonti interne ad Affaritaliani.it, deve infatti avere l'appoggio e la fiducia di tutte le anime di via del Gesù. Non può essere, insomma, espressione di una parte 'politica'.
E qui nascono i problemi, perché al momento un nome che possa mettere d'accordo Passera e Profumo pare non essersi ancora trovato. Anzi, sembra proprio che uno dei due manager alla fine dovrà fare un passo indietro.
Per risolvere la situazione tra martedì e mercoledì prossimi ci sarà a Roma una riunione molto importante in cui si cercherà la quadratura del cerchio. E si spera in una mirata azione diplomatica degli altri banchieri. Che per il momento hanno preferito restare alla finestra: meglio non prendere posizione in questo momento.



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