Bacchettate/ Siemens corteggia i fondi sovrani, pecunia non olet specie in tempi di crisi
La coerenza, si sa, non è una dote in politica e a quanto pare sempre più spesso anche in economia. Così di fronte alla crisi che da oltre un anno attanaglia il mercato del credito e frena le principali economie mondiali, molti stanno rivedendo le proprie posizioni nei confronti dei fondi sovrani, fino a un anno fa considerati alla stregua se non peggio delle famigerate “cavallette” del private equità (oggi sempre più spesso invocate a soccorso di aziende in crisi). 
Se negli Stati Uniti, che lo scorso anno rifiutarono sdegnosamente di aprire i propri porti ai capitali del Dubai, a chiedere aiuto sono principalmente banche, in Germania è un colosso industriale del peso di Siemens ad avviato, secondo indiscrezioni giornalistiche, negoziati con vari fondi sovrani arabi e russi nel tentativo di ampliare la propria base di investitori a lungo termine. Il direttore finanziario del colosso elettronico tedesco, Joe Kaeser, avrebbe anzi auspicato un coinvolgimento “attivo” da parte di “chiunque voglia investire su di noi”, fondi sovrani in testa.



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