Design for All, il progetto per l'individuo reale - La prefazione -
Giovedì, 27 agosto 2009 - 14:00:00
La prefazione
Design for All, disciplina trasversale
L'autrice di questo libro ed io ci siamo spesso chiesti cosa significasse proporre nuove metodologie d'approccio al progetto (l'approccio olistico): inventare nuovi ismi per apparire moderni o per creare nuove cattedre?... Essere dalla parte di chi ha problemi fisici conclamati?... Apparire politically correct in un mondo che sembra guardare solo cinicamente al guadagno?
Forse anche questo, ma per noi l'approccio Design for All significa affrontare temi attuali attraverso una disciplina trasversale, evitando di evocare nuovi e più sofisticati specialismi.
Nel mio recente volume sull'Ergonomia Olistica dello stesso Editore, ho cercato di evidenziare che una caratteristica fondamentale dell'epoca che viviamo è sicuramente l'esasperata specializzazione che viene richiesta dallo sviluppo tecnologico, dalla sofisticazione dei mezzi di ricerca e di produzione e dalla complessità degli interventi. Basti pensare alla medicina ove non si hanno più solo specialità legate ai segmenti corporei (cardiologia, ortopedia, neurologia, ecc.), ma specialità per tipi e per sottotipi di affezioni. Nello stesso scritto ho anche affermato che l'uomo, non l'uomo in astratto, ma io, voi, quello che passa per la strada, non si sente un insieme di fegato, polmoni, cervello... ma si sente, ed è, una unità inscíndibile... è se stesso e basta. Solo per opportunità analitica abbiamo bisogno di sezionarlo, di vederlo per parti spesso disgiunte.
Questa riflessione non vale solo per i prodotti, ma anche per il costruito: nessuno sviluppa più, come quando ho iniziato la mia carriera di architetto, il dettaglio dei serramentí per il fabbricato che sta progettando, ma si avvale di specialisti che progettano, propongono, producono.
La formazione superiore si è adeguata a questo quadro e si è articolata in specialismí sempre più di dettaglio, sempre più settoriali, che sembrano guardare la realtà solo col teleobiettivo (dettaglio) e non anche con il grandangolo (il tutto).
Il sapere si sta sviluppando in due vie distinte e sinergiche:
• discipline accademiche che per occuparsi dell'uomo fanno riferimento
alle specializzazioni o alle iperspecializzazioni. Si articolano in cattedre e corsi di studio, si avvalgono di centri di ricerca e di laboratqri spesso molto sofisticati e spesso si configurano come vere e proprie professioni. Esse si occupano prevalentemente dell'uomo spezzato;
• discipline trasversali che per occuparsi dell'uorno fanno riferimento ai problemi. Esse sanno riconoscere e gestire la complessità del reale per giungere a progetti finalizzati ad obiettivi precisi. Sanno comunque avvalersi dei saperi specialistici. Esse si occupano dell'uomo ricomposto.
Design for All, disciplina trasversale
L'autrice di questo libro ed io ci siamo spesso chiesti cosa significasse proporre nuove metodologie d'approccio al progetto (l'approccio olistico): inventare nuovi ismi per apparire moderni o per creare nuove cattedre?... Essere dalla parte di chi ha problemi fisici conclamati?... Apparire politically correct in un mondo che sembra guardare solo cinicamente al guadagno?
Forse anche questo, ma per noi l'approccio Design for All significa affrontare temi attuali attraverso una disciplina trasversale, evitando di evocare nuovi e più sofisticati specialismi.
Nel mio recente volume sull'Ergonomia Olistica dello stesso Editore, ho cercato di evidenziare che una caratteristica fondamentale dell'epoca che viviamo è sicuramente l'esasperata specializzazione che viene richiesta dallo sviluppo tecnologico, dalla sofisticazione dei mezzi di ricerca e di produzione e dalla complessità degli interventi. Basti pensare alla medicina ove non si hanno più solo specialità legate ai segmenti corporei (cardiologia, ortopedia, neurologia, ecc.), ma specialità per tipi e per sottotipi di affezioni. Nello stesso scritto ho anche affermato che l'uomo, non l'uomo in astratto, ma io, voi, quello che passa per la strada, non si sente un insieme di fegato, polmoni, cervello... ma si sente, ed è, una unità inscíndibile... è se stesso e basta. Solo per opportunità analitica abbiamo bisogno di sezionarlo, di vederlo per parti spesso disgiunte.
Questa riflessione non vale solo per i prodotti, ma anche per il costruito: nessuno sviluppa più, come quando ho iniziato la mia carriera di architetto, il dettaglio dei serramentí per il fabbricato che sta progettando, ma si avvale di specialisti che progettano, propongono, producono.
La formazione superiore si è adeguata a questo quadro e si è articolata in specialismí sempre più di dettaglio, sempre più settoriali, che sembrano guardare la realtà solo col teleobiettivo (dettaglio) e non anche con il grandangolo (il tutto).
Il sapere si sta sviluppando in due vie distinte e sinergiche:
• discipline accademiche che per occuparsi dell'uomo fanno riferimento
alle specializzazioni o alle iperspecializzazioni. Si articolano in cattedre e corsi di studio, si avvalgono di centri di ricerca e di laboratqri spesso molto sofisticati e spesso si configurano come vere e proprie professioni. Esse si occupano prevalentemente dell'uomo spezzato;
• discipline trasversali che per occuparsi dell'uorno fanno riferimento ai problemi. Esse sanno riconoscere e gestire la complessità del reale per giungere a progetti finalizzati ad obiettivi precisi. Sanno comunque avvalersi dei saperi specialistici. Esse si occupano dell'uomo ricomposto.



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