Gli ultimi D'Alema e Totti: due bruttissimi esempi
Di Rocco Boccadamo
Molti milioni d’italiani, assistendo alla trasmissione televisiva “Ballarò” di martedì 4 maggio, si sono goduto uno speciale siparietto, certamente non incluso nel canone corrisposto alla Rai, ossia i dirompenti improperi rivolti dal già Presidente del Consiglio Massimo D’Alema al condirettore de “Il Giornale” Alessandro Sallusti: “Vada a farsi fottere. Lei è un bugiardo e un mascalzone. Io non la farò più parlare. E’ finita la sua serata.”
Non c’è che dire, lessico da altissima accademia di buona creanza e signorilità.
Il giorno dopo, mercoledì 5 maggio, altro scenario, Stadio Olimpico della capitale, finale di Coppa Italia fra Inter e Roma. Ancor di più milioni di spettatori, dal vivo e da casa, hanno assistito all’autentico assalto di Totti al nerazzurro Balotelli, sotto forma di un violento calcione da tergo, sferrato con tutta la determinazione, la forza e la rabbia che aveva in corpo.
E Totti, è un famoso e idolatrato campione.
Ho sentito in giro giustificazioni del genere “fallo, reazione da frustrazione”. Ma, scherziamo? Anzi, in aggiunta ai rilievi di carattere sportivo e etico, non ci sarebbero gli estremi per una denuncia per lesioni?



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