Underground/ La "Depeche Mode generation" nel nuovo libro di Serhiy Zhadan, enfant terrible della letteratura ucraina
Ploschad Svobody, guardata a vista da un Lenin solenne e minaccioso, la cui maestosa postura proietta un cono d’ombra sui gradini di marmo rossiccio dove attendiamo l’arrivo di Serhiy Zhadan, in una calda mattina d’autunno, è uno dei luoghi più conosciuti di Kharkiv.
Serhiy Zhadan
Ai tempi dell’Unione Sovietica il primo “comandamento patriottico di Kharkov” consisteva proprio nel recitare un’ode a questa piazza. Qualcosa che suonava più o meno come: “Più grande della nostra piazza Dzerzhinskij c’è solo piazza Tien-an-Men a Pechino”.
Smembrato il sojuz, terminata l’era delle parate militari, l’alone leggendario è rimasto pressoché intatto.
Non sorprende dunque che l’enfant terrible della letteratura ucraina di inizio millennio ci abbia dato appuntamento proprio qui. Quasi volesse ribadire il fascino di questo luogo.
“Qui dove siamo seduti Limonov ha ambientato uno dei suoi romanzi più belli” dirà più tardi Zhadan, parlando del controverso autore russo.
T-shirt blu scuro con il logo della Bbc, occhi azzurri elettrici, berrettino verde militare, Serhiy lo potresti tranquillamente confondere con uno dei tanti studenti universitari che passeggiano lungo la Sumskaya, addentando fumanti pirozhki.
Si stenta a credere che questo ragazzo dall’aria mite e cordiale sia venerato in patria come una vera e propria rockstar. E che i suoi testi siano già materia accademica nelle Università.
Nato e vissuto nel Donbass fino a vent’anni, ti aspetteresti che parli russo. Nient’affatto.
Serhiy è pronto a smentirti anche su questo fronte: “Non è vero che nell’Ucraina dell’Est tutti parlano il russo! È uno stereotipo! La mia famiglia ha sempre preferito l’ucraino”.
“L’ucraino è una lingua bella e musicale, un po’ come l’italiano. Davvero perfetta per scrivere versi”.
(Segue - "Nel mio nuovo libro parlo della Depeche Mode generation")



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