Zadoorian va a teatro. Con 'Quelli di Grock'

Venerdì, 19 marzo 2010 - 09:16:00

LO SPECIALE

Libri

Speciale libri/ Scrittori, editori, editor, classifiche, interviste, poltrone, recensioni, brani in anteprima, blog, e-book, riviste online, notizie, curiosità, anticipazioni. Su Affaritaliani.it tutto sull'editoria

Stasera alle ore 19 al teatro Leonardo da Vinci, in programma "Second Hand live", spettacolo dedicato da 'Quelli di Grock' al romanzo di Michael Zadoorian, "Second Hand. Una storia d'amore". Lettura, musica dal vivo (improvvisazioni con fisarmonica, contrabbasso e voce), danza e video e varie improvvisazioni artistiche. Posto unico 5 euro. Brindisi finale offerto da Piccolo Bacco dei Quaroni.

marcos y marcos michael zadoorian
Michael Zadoorian

L'ULTIMO LIBRO DI ZADOORIAN - Michael Zadoorian è un grande narratore, tra i contemporanei americani uno dei più amati. Anche se si sta parlando di uno scrittore, non si tratta di un'affermazione banale. Di quanti autori italiani si può dire la stessa cosa? Quanti tra i nostri scrittori giovani e meno giovani sono in grado di raccontare storie semplici con tanta empatia come fa Zadoorian in questo suo nuovo libro, la raccolta di racconti "Il mondo delle cose", edito da Marcos y Marcos (che già aveva pubblicato gli amatissimi "In viaggio contromano" e "Second Hand")?


E' noto che Zadoorian deve ringraziare i librai americani che hanno spinto i suoi libri quando era un perfetto sconosciuto. Ma ormai il nostro non ha più bisogno di presentazioni e passaparola, ha un pubblico di lettori sparsi per il mondo che lo ama e, soprattutto, ha raggiunto una maturità stilistica che lascia senza fiato. 

marcos y marcos michael zadoorian

Il 52enne scrittore di Detroit, che abita in una casa sexy-vintage con la moglie Rita, bibliotecaria, tanti gatti e migliaia di oggetti delle più svariate origini, dedica questa raccolta alla sua città, e così ne ha parlato in una recente intervista pubblicata dal Venerdì: "Detroit, nel bene e nel male, è un'enorme parte di ciò che sono come persona e come scrittore. Sono diventato uno scrittore quando ho cominciato a scrivere di questo posto. Penso sia un luogo speciale. Qui si trova una generosità che non c'è da nessun'altra parte...".

Nella stessa intervista Zadoorian ha anche parlato del paragone con Carver: "Quello che mi distingue da Carver è che i miei racconti sono più divertenti e ottimisti dei suoi. Per me l'ironia è un ingrediente fondamentale della scrittura...". Confermiamo.
   
LEGGI IN ESCLUSIVA SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO DAL RACCONTO "ORIGLIARE", DA "IL MONDO DELLE COSE" DI ZADOORIAN (MARCOS Y MARCOS)

Fortunato. Fino a quel momento, avevo sentito
usare questa parola per descrivere una biglia o una
moneta, oppure un guantone da baseball, ma mai un
letto. Eppure fu proprio quello che sentii un sabato
sera, mentre origliavo i discorsi del gruppo di pinnacolo
dei miei genitori. Avevo scoperto da poco
che sedendomi in cima alle scale dove il soffitto formava
un angolo, potevo ascoltare tutto quello che si
diceva in soggiorno. Ovviamente, con due tavolate di
adulti che giocavano a carte, spesso parlavano e ridevano
nello stesso momento, ma tra il botta e risposta
della conversazione, soprattutto dopo qualche
giro di whisky e soda, c’erano un sacco di informazioni
interessanti per un bambino di otto anni.
Nel 1963, i miei erano sposati da dieci anni. Avevano
sei o sette anni più degli altri componenti del
gruppo e avevano già completato la famiglia, formata
da me e dai miei fratelli più piccoli. Le altre coppie
erano tutte ai primi anni di matrimonio, e chiedevano
sempre consigli ai miei. Gli unici con figli
erano i Phillips, che avevano una bambina di un
anno.

Quella sera, il signor Phillips stava prendendo in
giro le altre due coppie perché non si decidevano mai
a mettere su famiglia.
«Cosa aspettate… Natale?» disse, con voce tonante.
Scoppiò a ridere, ma nessuno lo seguì. Succedeva
spesso.
«Abbiamo appena deciso che è arrivato il momento
» disse il signor Stahl, un uomo pacato che
aveva iniziato da poco a fumare la pipa, e persino io
capivo che non ci aveva ancora preso la mano.
«Uh-uh» fece la signora Stahl, la cui voce acuta mi
ricordava il gatto Felix.

«Be’, non aspettate troppo» disse il signor Phillips,
ridendo di nuovo. «Ben presto sarete troppo vecchi».
«Oh, chiudi il becco, Jim» intervenne la signora
Phillips. Lo diceva spesso, e ridevano tutti. Lo fecero
anche stavolta.
Mio padre non poteva lasciarsi sfuggire l’opportunità
di dispensare perle di saggezza. Riconoscevo il
tono della sua voce. «Sapete, a volte queste cose richiedono
tempo».
«Voi ci avete messo tanto?» chiese il signor Stahl.
«Un po’».
«Ma a dire la verità noi avevamo il letto fortunato»
disse mia madre.
E poi lo shock nella voce di mio padre. «Jess, per
l’amor di dio».
«Cosa?» Mia madre si stupiva sempre quando
papà la rimproverava per aver detto qualcosa di trasgressivo.

«Non devi mica dirlo a tutti, sai» borbottò mio padre.
«Troppo tardi» disse il signor Phillips, scoppiando
a ridere. «Avanti, vuota il sacco».
Mia madre doveva aver alzato gli occhi al cielo.
«Oh, rilassati, Stan. Siamo tutti adulti qui. E tutti
sposati. Che problema c’è?»
«Lascia perdere» sibilò mio padre.
«Invece dovreste illuminarci» disse il signor
Phillips.
«Sì, dài» si intromise il signor Thibideau. «Spiegateci.
Sembra eccitante».
A quel punto stavo per cadere dal corrimano tanto
ero proteso per non perdermi nemmeno una parola,
anche se non avevo idea di cosa stessero dicendo. Sapevo
solo che non avrei dovuto ascoltare.
«Oh, in realtà non è niente di che» disse mio padre
in fretta, cercando di mettersi la cosa alle spalle
il più velocemente possibile. «Solo che tutti e tre i nostri
figli sono stati… be’, sono stati concepiti nella
stanza degli ospiti».
«Non nel vostro solito… letto?» riuscì a balbettare
la signora Stahl.
«No. Per quello diciamo che è fortunato» dichiarò
mia madre, orgogliosa.
«Strano» disse il signor Stahl. «Tre figli e nessuno…
nel vostro letto».
Ero già abbastanza confuso da tutti quei colpetti di
tosse e dalle mezze frasi, poi cominciarono i bisbigli,
seguiti da lunghi scoppi di risate sorprese, rauche, come
quando ascoltavano Knockers Up! di Rusty Warren.

Il verbo concepire mi era del tutto ignoto a quell’epoca,
ma sapevo che i miei dormivano nella stanza
degli ospiti, ogni tanto. Si volevano senz’altro molto
bene, però bisticciavano di continuo. Bastava che mia
madre facesse qualcosa in un modo che secondo
mio padre era sbagliato. Poteva essere qualsiasi cosa,
tipo lavare i piatti con l’acqua tiepida invece che bollente.
Se succedeva, papà faceva commenti del tipo:
“Cristo santo, Jess, ma dove hai la testa?”
“Va’ al diavolo” rispondeva mia madre.
Lui usciva a passo di marcia dalla stanza, poi tornava,
sempre a passo di marcia. “Sai, volevo solo cercare
di aiutarti” diceva.

“Se vuoi aiutarmi davvero, allora fatti gli affari
tuoi” rispondeva lei. Poi si urlavano dietro finché mio
padre non usciva di nuovo sbattendo la porta. Cinque
minuti dopo, tornava a scusarsi, a chiedere a mia
madre, facciamo pace? Lei si metteva a ridere e tutto
andava a posto. Più o meno la routine era questa.Ma
se litigavano prima di andare a dormire, mia madre
si rifugiava nella camera degli ospiti, imbronciata.
Una moglie che lascia la camera da letto era l’opposto
di quello che vedevo alla tele, ma era così che funzionava
a casa nostra. La parte che non sapevo era
che mio padre la seguiva per chiederle scusa.
Con tutte le risate e i bisbigli che arrivavano dal
piano di sotto, non riuscivo a capire quello che si stavano
dicendo. Poi, all’improvviso, il baccano diminuì,
e sentii la voce tremolante di una donna. Era Babs
Thibideau, la più silenziosa del gruppo.
«Ormai è un anno che ci proviamo, inutilmente».
disse, con la voce rotta.
«Non so cosa facciamo di sbagliato».
Persino dalla mia posizione al piano di sopra, sentii
l’atmosfera cambiare. Ci fu un impeto di solidarietà,
tutti che la consolavano dicendo che non facevano
niente di sbagliato, che poteva capitare.
Vennero fatti i nomi di medici dai poteri miracolosi,
furono suggeriti manuali segreti. Anche Jim Phillips,
che era sempre il primo a metterla sul ridere, disse
che non dovevano sentirsi in colpa. Eppure, nessuno
era preparato a quel che stava per succedere.
«Perché non provate il letto fortunato?» disse mia
madre. Ci fu un lungo silenzio. Io ero al piano di sopra,
confuso, ma avevo capito che stava per succedere
qualcosa di grosso. Sentii altri sussurri, poi il signor
Phillips che diceva: «Be’, con il successo non si discute».
«Allora è deciso» concluse mia madre. «Sarete nostri
ospiti e dormirete in quella stanza. La preparerò
per benino, speciale per voi. Per me è un piacere».
Mio padre non aprì bocca.

0 mi piace, 0 non mi piace

Commenti

    Fai di Affaritaliani la tua HomePage
    Iscriviti alla Newsletter
    Mobile
    Seguici su facebook
    Rss
    Twitter
    Google
    Internet Explorer
    
    Sanremo/ Dopo prima serata, i bookie incoronano Emma
    Mills/ Pm chiede condanna 5 anni per Berlusconi
    Bankitalia/ Debito sale del 2,98% a 1.897,9 mld nel 2011
    Lavoro/ Si entra nel vivo del negoziato, primo punto apprendistato
    undefinedundefined
    Sanremo/ Morandi batte se stesso: 14,3 milioni e 48,5%
    Peugeot Citroen/ Utili dimezzati in 2011, divisione auto in rosso
    Pil/ Istat: nel 2011 crescita si ferma allo 0,4%
    LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

    La casa su misura?

    Per te migliaia di offerte di immobili. In vendita e affitto
    Cerca subito!

    Prima rata gratis

    Sei alla ricerca di un prestito? Trovalo subito
    SCEGLI PRESTITÒ

    Auto usate

    Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
    Cerca adesso