Capossela ad Affaritaliani.it: "Troppo intriso di me stesso per fare l'attore..."
di Antonio Prudenzano
| PARLA IL REGISTA
"Non è stato facile rendere invisibile la telecamera agli occhi di Vinicio. Dal canto mio ho fatto di tutto per non essere un testimone invasivo e piano piano ci sono riuscito. Certo, non sono mancati i momenti difficili...". Gianfranco Firriolo, milanese classe '70, è regista di documentari e clip musicali (oltre che fotografo). "La faccia della terra" è il suo primo mediometraggio. "La definirei un'opera di video-poesia. Va precisato che quando si lavora con un artista come Capossela in alcuni momenti diventa inevitabile improvvisare". Firriolo ha conosciuto il musicista di origini irpine "nel 2005, a San Giuliano Milanese. Entrambi frequantavamo il caffè Cinaski. Ero già un suo fan". Il regista amo molto la formula del reading: "Sì, la mia idea era quella di affidare alla voce narrante di Vinicio il ruolo di protagonista assoluto. Mi sembrava la scelta migliore per instaurare con lo spettatore una certa intimità. In fondo 'La faccia della terra' è un vero e proprio reading filmico". (di A.Pr.)
LO SPECIALE
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Gli occhi bassi, piccoli e lucidi, fissi per tutto il tempo sul tavolino del bar. Vinicio Capossela non solleva mai lo sguardo. La mano sinistra gioca instancabile e nervosa con un nodo nei capelli, sempre lo stesso per quaranta minuti. E' una strana timidezza quella del più incatalogabile e affamato di poesia tra i nostri cantautori. Una nota ritrosia per tutto ciò che è legato all'apparire e al mettersi a nudo (sempre che l'artista non si trovi sul palco, in uno studio di registrazione, o che non stia scrivendo un racconto o un romanzo) che miracolosamente il regista e amico Gianfranco Firriolo è riuscito a vincere, tanto da trasformare Capossela nell'attore-voce narrante protagonista di un piccolo film-gioiello, unico nel suo genere, dal titolo "La faccia della terra". Feltrinelli ha appena portato in libreria il cofanetto omonimo, che contiene oltre al dvd del mediometraggio (nato per documentare il backstage dell'ultimo album, "Da solo", e che si è poi trasformato in un onirico viaggio nelle passioni musicali e nelle canzoni di Vinicio) anche un libretto con testi di vari autori (tra cui il musicista e il regista).
![]() Capossela |
IL FILM - "Siamo partiti dal desiderio di documentare la musica come si faceva un tempo, penso a certi lavori con Glenn Herbert Gould. Volevamo far vedere tutto quello che di misterioso c’è dietro le canzoni. Ad esempio, ci sembrava interessante parlare degli strumenti inconsistenti e inconsueti che hanno trovato spazio nell'album. 'Da solo', infatti, rispetto al precedente 'Ovunque proteggi' è un disco molto più sobrio, quasi puritano, che si accompagnava bene con strumenti inconsistenti, di contorno". Quando parla della musica che ama Vinicio Capossela finalmente si libera dai freni: "La registrazione di 'Da solo' è cominciata a casa mia a Milano ed è continuata negli Usa, dove abbiamo anche registrato un brano con i Calexico. Nella seconda parte del documentario, quella che racconta il viaggio in America, il film diventa quasi un road movie". Capossela poi lo ammette: per la prima volta, grazie a Firriolo, si è trovato a suo agio davanti a una telecamera. "Tutto è stato naturale. Lentamente la telecamera è diventata quasi invisibile. Lo sanno tutti che non mi trovo a mio agio ad andare in televisione. Per me andare in tv è come essere trapiantato in uno zoo. Questo film invece l'ho vissuto senza traumi. Ma non c'è nessun miracolo nè esiste alcuna empatia particolare tra me e Firriolo. Il lavoro più lungo e faticoso è stato passare dalle 25 ore di girato ai 55 minuti del documentario. E' stata un'impresa estenuante, ma è stato anche bello condividerla con lui. Che fatica provare a dare un senso comprensibile a tutti al materiale girato...".
MILANO E GLI USA - Tra i protagonisti del film, inevitabilmente visto che si parla di Capossela, ci sono gli Stati Uniti: "L'America mi appartiene. Penso sia fatta esclusivamente per l’occhio, è una grande scenografia, un vastissimo teatro a cielo aperto. Ma nel documentario, all'inizio, c'è anche Milano. C'è la mia idea di Milano, una città che amo soprattutto d'inverno e che dell'America ha l'impersonalià. Per me stare a Milano è indispensabile per poi andare, di tanto in tanto, 'dall’altra parte della terra', per esempio negli Usa".

Capossela in 'La faccia della terra'
UN FUTURO DA ATTORE E REGISTA? - Non si può negare l'unicità della performance attoriale di Capossela in quest'opera di video-poesia: "Non ho mai fatto l’attore, neppure in 'La faccia della terra', e mai lo farò, perché fare l’attore vuol dire privarsi della propria identità e assumere quella di un altro. Temo di essere troppo intriso di me stesso per farcela". E un film da regista, come i suoi colleghi Battiato, Zampaglione e Ligabue, lo gireregge? "Non ne sarei capace. Mi limito a fare cinema attraverso le canzoni. I miei brani sono cinematografici, pieni di immagini e storie, tanto che la musica diventa quasi una colonna sonora. Il problema delle canzoni è che non ci puoi mettere le facce. Per esempio non puoi far vedere e sentire l’esclamazione di Rocco Burolo al matrimonio di mio padre (e Capossela la imita alzando per la prima e unica volta lo sguardo e lasciando che dal suo viso sfugga un sorriso). E poi il cinema è molto più complesso della musica, ci lavora molta più gente, è tutto estremamente più complicato".
![]() Capossela in 'La faccia della terra' |
IL NUOVO LIBRO - Dopo il libro d'esordio, "Non si muore tutte le mattine" (2004) e dopo "In clandestinità" (2009, scritto a quattro mani con Vincenzo Costantino Cinaski), Capossela entro l'anno tornerà in libreria: "Uscirà una mia raccolta di racconti dal titolo 'Storie del mondo dello spettacolo'. Una realtà che conosco bene, piena di di luci e ombre, che ha sempre questo sottofondo legato a una dimensione mitica. Il libro raccoglierà una serie di ritratti di artisti che ho avuto l’occasione di conoscere. Tutte storie delle quali sono stato testimone, compreso il funerale di Matteo Salvatore. Dedicherò questo libro a Renzo Fantini, mio primo produttore e mio scopritore, che purtroppo ora è mancato. Voglio restituirgli qualcosa di quello che mi ha dato".
IL NUOVO DISCO - Anche se ti chiami Vinicio Capossela e la critica (non solo italiana) e il grande pubblico ti adorano, non è detto che pubblicare il disco che hai in mente sia facile: "Sto lavorando a un album di canzoni invernali, ma per adesso non me lo fanno pubblicare. Ero convinto di farlo uscire in vista del prossimo Natale, ma così non sarà. Credo nel destino, si vede che non è ancora arrivato il momento. Prima quindi ne uscirà un altro. Devo scegliere tra due nuovi progetti...". Finalmente Capossela ha smesso di tormentarsi il nodo nei capelli. Si alza e si allontana portandosi dietro tutto la sua ineffabile distanza, tutto il suo mondo.
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