Libro/ "Via Ripetta 218", storie vere dalla scuola che non insegna niente nel nuovo romanzo di Silvia Pingitore
E se la scuola è un grande acquario di pesci muti, solo quando fa comodo, il preside non può che essere uno squalo e la professoressa di italiano, che nasconde le rubriche gossip dei magazine femminili tra le pagine di un autorevole quotidiano di sinistra - ché più di tutto conta l’apparenza e soprattutto l’appartenenza - non può che essere un’orata, buona per essere impanata e fritta. C’è Alessio, che non gliene fregava niente di raccontarti il suo percorso ma che ti faceva divertire a tagliare a pezzi la copertina di questo mondo assurdo - ora a scuola non ci viene più - ma non ne parliamo. Ci sono Adry e Elvy che credono che l’amore sia un decalogo di lucidalabbra fruttati e che per tenersi un uomo basti un reggiseno zebrato, e a scuola - in questa scuola - sono le prime della classe. Due ragazze a modo, le uniche a sedersi in silenzio senza disturbare.
Se il ritratto che abbiamo della scuola italiana è una commistione di inadeguatezza, imbarazzo e pauroso restringimento degli orizzonti culturali, quello che Silvia Pingitore ci rende della famiglia è un quadro forse ancora più lucido e crudele. Con genitori che non sanno nulla dei loro figli, dove ogni appartenenza, religiosa o politica che sia, non è che un pretesto per nascondersi o l’ennesima possibilità di mascherarsi.
E se il tuo cattolicissimo e rispettabilissimo padre ha lasciato tua madre da dodici anni e da dodici anni ti ingozza di tegolini, ciambelline e spazzatura varia, ti fa dormire su una brandina e non ha la minima idea di quanti anni tu abbia, non ti resta altra scelta: fatti furba e aguzza l’ingegno...
Silvia Pingitore
"Via Ripetta, 218"
pp. 160, € 10



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