Libro/ "Via Ripetta 218", storie vere dalla scuola che non insegna niente nel nuovo romanzo di Silvia Pingitore
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In "Via Ripetta, 218", nuovo romanzo di Silvia Pingitore, giovanissima autrice vincitrice del Premio Moravia (classe 1984, scrive di libri sul Venerdì di Repubblica), un ritratto al vetriolo sulla scuola e sull’Italia dei nostri anni: storie vere tra i banchi di un famoso liceo romano, che fanno ridere ma anche indignare, in una critica aspra della nostra scuola. Perché l’unica cosa che la scuola dovrebbe fare non la fa: dovrebbe formare, far discutere, far riflettere e più di ogni altra cosa insegnare. Dare gli strumenti per conoscere. Ma in via Ripetta, 218 gli strumenti di conoscenza sono chiusi nello scantinato.
In Via Ripetta, oltre il rigagnolo di motorini parcheggiati a caso sorge il vecchio palazzone scrostato, metà dell’Accademia di Belle Arti, metà del Liceo Artistico. Al numero 218, appunto. I giorni che sfilano e si imprimono nelle pagine sono quelli di un ultimo anno, nel 2001, in quella bolla d’acquario che sembra essere diventata la scuola italiana al giro di boa del Nuovo millennio.
"Cinque anni, cinquemilaseicentoventisei ore di disegno senza mai disegnare. Come come volevi imparare a disegnare? Non sta scritto da nessuna parte che qua ti fanno disegnare, non c’è alcuna legge al riguardo. Di conseguenza. La preside Squalo – che le leggi le conosceva proprio bene – decise che i cavalletti non servivano a niente e presto ne fece un bel falò".
(Segue - E la famiglia è peggio della scuola...)



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