Le "Vendette" di Philippe Djian: leggi l'estratto
| L'APPUNTAMENTO A MILANO Philippe Djian presenta "Vendette" a Milano. lunedì 19 settembre alle ore 19 al Circolo Arci Bellezza di via Bellezza 16A. Interviene Maurizio Bono LO SPECIALE
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![]() La copertina |
L'AUTORE - Nato a Parigi nel 1949, Philippe
Djian si impone negli anni ’80 come scrittore non conformista, considerato l’erede francese della beat generation. Catapulta i lettori in dialoghi serrati, mozziconi di sigarette, amori, sbornie malinconiche, squallide cene in cucine qualsiasi. Autore di culto della scena letteraria francese, Djian è cresciuto a Parigi facendo ogni tipo di lavoro: portuale (per andare in Sud America), magazziniere da Gallimard e anche giornalista, ha intervistato tra gli altri la vedova di Céline per la rivista “Magazine Littéraire”. 37°2 le matin è il romanzo che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Da questo libro il regista di J.J. Beneix ha tratto il film Betty Blue, candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 1987. Molto apprezzato dalla critica, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali tra cui il premio Jean Freustiè 2009. 
Djian
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(per gentile concessione di Voland)
(...) Non era stata proprio un’idea geniale quella di portare la ragazza a casa, tornare indietro per sistemarla nella camera degli ospiti. Chissà cosa gli era saltato in testa. Gli pareva di avere agito come un sonnambulo, sotto una specie di maleficio, tra l’altro il mattino era luminoso in modo strano, l’aria gelata. Per fortuna il quartiere era ancora deserto. La ragazza, ubriaca fradicia. Una volta dentro, aveva trovato un messaggio di Michel con l’invito per quella sera. Prima di entrare, mentre cercava le chiavi, se l’era ritrovata addosso e adesso pure lui puzzava come una porcilaia. Che orrore. Roba da pazzi. Si era addormentata non appena l’aveva depositata sul letto. Non c’era stato il tempo di guardarla bene in faccia e la camera era in penombra, ma tutto sommato sembrava piuttosto carina, per cui si vergognava anche un po’. Si sarebbe comportato allo stesso modo con un barbone qualsiasi? Ahimè no. Assolutamente no. Niente affatto, bisognava ammetterlo. Dal terrazzo si godeva una splendida vista sulle colline in lontananza. Ampi scorci di fiume, grande sfavillio fra gli alberi. Quando abitavano in riva al lago, da quella massa d’acqua immobile sentiva montare come una tensione. L’acqua che scorre, invece, non gli creava problemi. Anzi. Aveva addirittura messo delle sdraio per godersi lo spettacolo al meglio, il tempo doveva essere davvero brutto e freddo perché rinunciasse al suo quarto d’ora contemplativo. Il fiume agiva sulla sua mente come una cassetta pulente sulle testine di un lettore. Da quando Alex era morto, si abbandonava alla contemplazione in modo ancora più assiduo. Secondo Élisabeth, esagerava. Lasciarsi andare in quel modo, diceva, non serve a niente. Ma chi l’ha detto che lasciarsi andare debba servire a qualcosa? Non era stato mica suo figlio a farsi saltare le cervella. Di sicuro per lei era meno doloroso. Sì. Va bene. Magari era stata una pessima idea dirle quelle cose, soprattutto conoscendo la sua suscettibilità, la sua predisposizione alla lite e al conflitto, ma intanto era vero. Risultato, non
la vedeva dalla fine dell’estate e quando si incrociavano a qualche festa lei se ne andava. (continua in libreria)



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