Valeria Parrella parla di "Ciao maschio" ad Affaritaliani.it: "Cosa mi accomuna alla protagonista? Due sbagli, sia io sia lei ci facciamo troppe domande, ed entrambe abbiamo avuto troppi uomini!"

Venerdì, 6 novembre 2009 - 17:10:00
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di Antonio Prudenzano

parrella
La copertina
Della napoletana Valeria Parrella, una delle autrici italiane più intense e che, per fortuna, non si può più etichettare come 'promettente', si è parlato molto di recente in occasione della presentazione de "Lo spazio bianco", il film di Francesca Comencini tratto dal romanzo omonimo della nostra (edito da Einaudi) all'ultima Mostra del Cinema di Venezia. Ora Valeria Parrella torna con "Ciao maschio", portato in libreria da Bompiani, un monologo 'sanguinante' sulla femminilità nel terzo millennio (con una conversazione con Lella Costa). Dal 2 novembre, lo spettacolo tratto dal libro è anche in scena al teatro Mercadante di Napoli, interpretato dalla bravissima Cristina Donadio, con la regia di Raffaele De Florio. "Ciao maschio" racconta la sofferenza di una donna che si è vista distruggere la vita dall'altro sesso. Una riflessione sul rapporto donna-uomo che non lascia indifferenti, lucida e spietata, inquietante e struggente, ma non priva di speranza.

Affaritaliani.it ne ha parlato con Valeria Parrella

valeria parrella
Valeria Parrella
"Ciao maschio" è tutto tranne che consolatorio. Ma se gli uomini-massa (per i quali utilizza la metafora del 'coro') hanno 'tutti lo stesso volto buono, l'animo disposto, la bocca aperta', se per loro l'amore è solo routine, se sono ingenui o opportunisti, se non sono in grado di dare complicità, la colpa non è anche della donna? E una donna che legge il suo monologo spietato e si identifica nella protagonista, che reazione può avere?
"Lo ammetto, è un testo duro. E chi vede lo spettacolo a teatro resta attonito per qualche minuto prima di sciogliersi alle emozioni. Tutti i miei libri sono duri ma, ed è anche il caso del monologo, non sono mai disperati. D'altronde, vista l'attuale situazione che vive il nostro Paese, è difficile essere consolatori. A me interessa mettere il dito nella piaga e vedere che reazioni estreme ottengo. Il problema non è se la donna, o l'uomo, ha colpe. Quella che metto in discussione è la relazione, non il genere. La mia è una riflessione sull'identità, e sul perché spesso le relazioni non funzionano".

La protagonista del suo monologo, una signora 60enne in una stanza d'ospedale, è forte e fragile allo stesso tempo. Le assomiglia?
"Le rispondo con una battuta: sia io sia lei abbiamo avuto un sacco di uomini, e non lo dico per vantarmi, anzi. Non giudico affatto positivamente la mia irrequietezza sentimentale... Un'altra cosa che ci accomuna è il fatto che entrambe ci facciamo troppi problemi, troppe domande".

Esiste un masochismo al femminile che fa abituare le donne al peggio degli uomini?
"Non credo affatto che la protagonista di 'Ciao maschio' sia masochista, al contrario. Detto questo, non posso impedire al lettore o allo spettatore a teatro di pensarlo".

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