Valeria Parrella parla di "Ciao maschio" ad Affaritaliani.it: "Cosa mi accomuna alla protagonista? Due sbagli, sia io sia lei ci facciamo troppe domande, ed entrambe abbiamo avuto troppi uomini!"
di Antonio Prudenzano
![]() La copertina |
Affaritaliani.it ne ha parlato con Valeria Parrella
"Ciao maschio" è tutto tranne che consolatorio. Ma se gli uomini-massa (per i quali utilizza la metafora del 'coro') hanno 'tutti lo stesso volto buono, l'animo disposto, la bocca aperta', se per loro l'amore è solo routine, se sono ingenui o opportunisti, se non sono in grado di dare complicità, la colpa non è anche della donna? E una donna che legge il suo monologo spietato e si identifica nella protagonista, che reazione può avere? 
Valeria Parrella
"Lo ammetto, è un testo duro. E chi vede lo spettacolo a teatro resta attonito per qualche minuto prima di sciogliersi alle emozioni. Tutti i miei libri sono duri ma, ed è anche il caso del monologo, non sono mai disperati. D'altronde, vista l'attuale situazione che vive il nostro Paese, è difficile essere consolatori. A me interessa mettere il dito nella piaga e vedere che reazioni estreme ottengo. Il problema non è se la donna, o l'uomo, ha colpe. Quella che metto in discussione è la relazione, non il genere. La mia è una riflessione sull'identità, e sul perché spesso le relazioni non funzionano".
La protagonista del suo monologo, una signora 60enne in una stanza d'ospedale, è forte e fragile allo stesso tempo. Le assomiglia?
"Le rispondo con una battuta: sia io sia lei abbiamo avuto un sacco di uomini, e non lo dico per vantarmi, anzi. Non giudico affatto positivamente la mia irrequietezza sentimentale... Un'altra cosa che ci accomuna è il fatto che entrambe ci facciamo troppi problemi, troppe domande".
Esiste un masochismo al femminile che fa abituare le donne al peggio degli uomini?
"Non credo affatto che la protagonista di 'Ciao maschio' sia masochista, al contrario. Detto questo, non posso impedire al lettore o allo spettatore a teatro di pensarlo".



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