Urbanpainting Xmas Show, il Natale si festeggia in strada

Martedì, 22 dicembre 2009 - 10:15:00

ZIBE, PHO, SENSO, PAO. LA PAROLA AGLI STREET ARTISTS

L’esposizione unisce artisti con diverse esperienze alle spalle: chi viene dalle performance fatte in strada, chi dalla video-arte, chi dalla grafica, chi dalla scenografia. Per molti di loro il passaggio dalla strada allo studio è diventato automatico: la tag ( la firma, il segno, la traccia) che si esprime  sui muri delle nostre città  è un punto di partenza che si è evoluto negli anni nel linguaggio del segno, attraversando il mondo della street art fino alla pittura che rappresenta per molti giovani artisti il punto di arrivo di un percorso più profondo. Ma chi sono gli street artists? Aldilà della brutta nomea di vandali, sono artisti per passione, e alcuni riescono anche a vivere di questo, hanno iniziato tutti molto giovani ad avvicinarsi al mondo dei graffiti, degli  stencil e dei disegni, alcuni magari fanno parte della stessa crew, e spesso hanno frequentato l’Accademia d’arte.

Marco Grassi alias PHO (Milano, 1976), si è diplomato all’Accademia di Brera e ha conosciuto l’arte di strada su muri e treni di Parigi, e influenzato della Graffiti-Art parigina e newyorkese, si è affermato sulla scena della street art italiana nei primi anni ’90, diventandone uno dei maggiori protagonisti. Il suo stile si ispira all’arte astratta anni ’50 che ha tra i maggiori rappresentanti Vedova, Mathieu, Sam Francis, Afro.


il giardino delle esperidi – 180×200 cm – mosaico – 2009
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Zibe, 28 anni, tecnico elettricista di professione, coniuga l’azione illegale con quella creativa,  producendo miriadi di tags, posters, stickers, stencils. I suoi faccioni di Arnold, l’indimenticabile protagonista della serie cult anni ’80 “Il mio amico Arnold”, tappezzano ormai i muri di molte città italiane ed europee. “In realtà ho iniziato a fare poster con la faccia di Arnold perché assomigliava a un mio amico scomparso, poi è diventato una sorta di brand, ma dietro c’è una forte critica sociale - racconta ad Affari e afferma convinto “l’arte della strada deve rimanere tale, il suo contesto è fuori,  in molti di noi c’è stata un’evoluzione dalla street art alla pittura, ma la componente di pubblicità abusiva sui muri della città rimane fondamentale, è un qualcosa di cui non potrei fare a meno”.

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