L'umanità troverà un linguaggio in grado di sovravviverle? In libreria per Isbn l'inchiesta di John D'Agata "Una montagna"
Isbn edizioni da giovedì 29 marzo porta in libreria
un'inchiesta destinata a far discutere perché pone un problema culturale (e vitale) di cui pochissimi ("illuminati" compresi), si rendono conto: l'umanità non è in possesso di un linguaggio universale in grado di sopravvivere ad essa ed essere compreso tra 10mila anni da chi abiterà il nostro pianeta allora. Sembra una faccenda da poco, ma non lo è. L'autore di "Una montagna", John D'Agata, la affronta partendo da uno spunto concreto attualissimo, la conservazione delle scorie nucleari... 
LA COPERTINA
IL LIBRO - Yucca Mountain è a 160 km da Las Vegas la città dove si è appena trasferita la madre di John D’Agata. Da questo luogo simbolo dell’America comincia un’inchiesta spietata e poetica secondo lo stile del new-new journalism alla Foster Wallace, tra i paradossi della gestione dell’energia nucleare. Sostenuto da Reagan e Bush jr., frettolosamente accantonato da Obama, il progetto Yucca Mountain è la «grande opera» più folle mai concepita da un governo occidentale: trasportare via terra 77mila tonnellate di scorie radioattive sparse negli Usa, e stivarle nel cuore di una montagna nel deserto del Nevada. Tempo dell’operazione: un secolo o giù di lì. A patto che si riesca a riempirlo senza incidenti, il deposito dovrebbe restare al sicuro da infiltrazioni e sconvolgimenti tellurici per 10mila anni. O forse 300mila, stando alle previsioni degli «esperti». Ma come dovrà essere scritto il cartello «pericolo di morte» perché venga compreso dai nipoti dei nostri pronipoti?
| LO SPECIALE
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L'AUTORE - John D’agata
ha insegnato alla Colgate University e al California Institute of the Arts.Ha pubblicato nel 2001 una raccolta di saggi dal titolo Halls of Fame e ha curato il libro The Next American Essays, oltre ad alcuni saggi lirici per Seneca Review.
Nel 2008 ha ricevuto il National Endowment for the Arts Fellowship.



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