Ferdinand von Schirach ("Un colpo di vento", Longanesi) si racconta con Affaritaliani.it. L'intervista a tutto campo

Venerdì, 7 maggio 2010 - 10:48:00

Un colpo di vento Ferdinand Von Schirach Longanesi
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di Antonio Prudenzano

All'ultima Fiera di Francoforte "Un colpo di vento", esordio-bestseller del tedesco Ferdinand von Schirach (noto avvocato penalista classe '64, nipote di uno dei leader della Gioventù hitleriana, l'unico - insieme ad Albert Speer - a riconoscere la follia della Germania nazista durante il processo di Norimberga), è stato uno dei libri più contesi. Non a caso i diritti di pubblicazione sono stati già venduti in 23 paesi (in Italia se li è aggiudicati Longanesi), a dimostrazione dell'interesse di un debutto che in pochi mesi ha venduto 160mila copie e che si interroga (in modo spesso politicamente scorretto e attraverso la mediazione della letteratura) sul senso stesso dei concetti di colpa, pena, dignità umana, natura del male e follia... Nel suo primo libro l'avvocato-scrittore, che nel corso della sua carriera si è occupato di alcuni dei crimini che hanno fatto più discutere in Germania, raccoglie alcune di queste vicende: protagonisti spacciatori, prostitute, skinhead, ricche famiglie, e anche uno stimato medico di paese che ammazza la moglie a colpi d'ascia. Ma la sua non è la semplice ricostruzione romanzata di casi giudiziari esemplari (meglio chiarire: l'autore ha cambiato i nomi per proteggere la privacy degli interessati e camuffato le singole storie per non renderle identificabili): von Schirach ha la capacità di far guardare a queste vicende tragiche e spesso apparentemente insensate da una prospettiva che scuote il lettore e lo fa riflettere sulle contraddizioni della giustizia umana... Affaritaliani.it ha incontrato von Schirach a Milano.

Un colpo di vento Ferdinand von Schirach Longanesi
L'autore

E' vero che i clienti-criminali se la contendono perché con loro ha un rapporto particolare, unico?
"Dove l'ha letto? Non è così, anche perché sono pochi i clienti che accetto di difendere...".

E in base a quali criteri effettua la sua scelta?
"Deve trattarsi di un caso interessante e non uguale a tanti altri. E poi di volta in volta mi chiedo se posso essere effettivamente utile all'accusato".

Il suo primo libro è stato definito "un'arringa in difesa della dignità". E' appunto la dignità il tema alla base di "Un colpo di vento"?
"Tutto ruota intorno alla dignità umana. E in fondo il vero compito di un avvocato è preservarla. Fare in modo che l'accusato non diventi un oggetto all'interno del procedimento penale".

Lei ha dichiarato: "Io non difendo il reato. Difendo sempre è solo l'uomo".  Da avvocato lei è anche lo psicologo dei suoi clienti?
"A volte capita...".

Qual è a suo avviso il sistema giuridico più "giusto" al mondo?

Ferdinand von Schirach Un colpo di vento Longanesi
Ferdinand von Schirach

"Dovrei conoscerli tutti approfonditamente per poter rispondere a questa domanda. Credo che siano due sono i criteri fondamentali su cui debba basarsi un buon sistema giuridico: funziona se all'interno di quella società regna la pace, e se la giustizia è davvero uguale per tutti. In Germania è così, negli Usa un po' meno".

Per restare agli Usa, oltreoceano il suo libro esce a gennaio. Ha paura che non venga capito?
"Sono molto curioso di vedere come verrà accolto. Non è un caso che rispetto alla Germania gli Usa abbiamo un numero di carcerati dieci volte superiore. E non è un caso che nelle prigioni americane ci sono soprattutto poveri ed emarginati".

E del sistema giuridico italiano cosa pensa?
"Per noi tedeschi è incomprensibile la durata infinita dei vostri processi. Così come pure ci è difficile accettare il vostro ampio uso della amnistie".

Avrebbe voluto difendere suo nonno durante il processo di Norimberga?
"No, non l'avrei mai fatto. Prima di tutto perché un avvocato non dovrebbe mai difendere suoi parenti o conoscenti, è infatti necessaria una certa distanza dall'accusato, e poi perché non ho mai difeso e mai difenderò persone legate al nazismo. Il processo di Norimberga mi interessa solo per questioni legate al diritto. Ci mette davanti a un problema: come si deve comportare la giustizia davanti a un sistema che crolla?".

Cosa pensa quando guarda il coltello d'argento che le regalò suo nonno (che l'avvocato-scrittore ha conosciuto quando era ancora molto piccolo, ndr)?
"E' un coltellino molto piccolo...". (E qui compare un sorriso nervoso sul volto di von Schirach)

La Germania ha fatto i conti con il suo passato o il trauma del nazismo non è stato ancora superato?
"Per la mia famiglia e per la Germania il nazismo è stato sicuramente un trauma, e ancora non è stato del tutto superato. Non si tratta di una colpa da espiare, ma senz'altro è forte il senso di responsabilità. E' passato ancora troppo poco tempo per dire che il mio paese se ne sia liberato. Ma c'è anche da dire che dopo il nazismo la Germania è diventata un paese molto democratico".

In futuro le piacerebbe scrivere un romanzo in cui non si parla nè di assassini nè di giustizia?
"Non mi piace la letteratura che racconta il proprio ombelico, ultimamente così diffusa e non solo in Germania. Preferisco scrivere di quello che conosco, e il mondo della criminalità è appunto quello che conosco meglio. E poi finché ci sarà l'uomo ci saranno criminali, e certamente non mi mancheranno le storie da raccontare. Ad agosto in Germania uscirà la mia nuova raccolta di racconti, e si chiamerà 'Colpa'. Come per il mio primo libro mi ispiro a vicende di criminalità reali. Mentre nel 2011 arriverà il terzo libro, e sarà molto diverso dai primi due".

A livello stilistico a quali scrittori si ispira?
"Amo molto Carver e in generale preferisco di gran lunga gli autori americani a quelli tedeschi".


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